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OLIMPIADI

Saccardi protagonista a Milano-Cortina: «Ho gestito bene la tensione»

Un giorno pieno di emozioni

Saccardi protagonista a Milano-Cortina: «Ho gestito bene la tensione»

17 Febbraio 2026, 09:39

Bormio Dodicesimo al mondo. Ci sono storie che cominciano dove altre si accontenterebbero di finire. Ci sono olimpiadi che sono il punto di partenza e non di arrivo. Così Tommaso Saccardi da Lesignano ieri ha chiuso la sua prima gara fra i grandi con una top 15 che potrà raccontare per anni. A partire da un giorno di tregenda in cui la Stelvio di Bormio sa offrire in meno di 3 ore le mille declinazioni dell’inverno. Prima manche con clima quasi artico con molti big che escono sotto una nevicata che evoca atmosfere d’altri tempi. Abbiamo voluto l’inverno: eccolo. E bisogna saperci sciare dentro. Saccardi lo fa. Gli altri italiani, come i proverbiali dieci piccoli indiani si autoeliminano tutti. Alla fine ne resta solo uno, lui, la matricola, il rookie emiliano che è stato convocato all’ultimo come speranza. Ed oggi è già una certezza. Esce Alex Vinatzer: «Non sono stato all’altezza». Esce Tommaso Sala: «Mi dispiace». Inforca Tobias Kastlunger: «Chiedo scusa». Qualcuno evoca il meteo di Morioka 1993, qualcuno spera si ripeta Sarajevo 1984 e l’immagine di Paola Magoni che sbuca dalla nebbia. Ma questi sono sciatori da secondo millennio. Alla ripresa spunta anche il sole, quasi pieno quando tocca a Saccardi che ha chiuso decimo. I distacchi degli altri erano abissali: per dire, il 30esimo aveva 8”. Lui ha costruito il suo bottino nella prima metà gara, sciando preciso, senza timore nella tempesta e in un tracciato sulla carta amico, ma risultato decisamente ostico. Alla ripresa non vuole sbagliare, un dosso cerca di tradirlo, lui resiste anche agli angoli più duri. A comandare c’era fin dal primo minuto Atle Lie Mc Grath: ce l’ha quasi fatta, poi inforca. Butta all’aria l’attrezzatura, attraversa a piedi la pista e si nasconde nel bosco. Ci vorranno due gatti della neve e molta moral suasion per convincerlo a scendere: «Ho perso mio nonno da poco, ho bisogno di aiuto», spiegherà in serata per far comprendere quel suo gesto. L’oro finisce nelle mani di Loic Meillard su Fabio Gstrein che salva l’Austria (35/100), in astinenza da risultati. Bronzo d’esperienza ad Henrik Kristoffeersen (1”13).

Saccardi, invece, arriva ai microfoni senza sapere se essere contento o meno. «Alle Olimpiadi si va per una medaglia, io ci ho provato«. Benedetto ragazzo, benedetta gioventù per cui una olimpiade può essere ancora una gara come un’altra. Lui ci pensa ed ammette: «Sono molto fiero di aver potuto disputare un’Olimpiade in casa e che mi abbiano dato fiducia: l’atmosfera è bellissima». E allora tutto si aggiusta. In fondo, se sei Giorgio Rocca all’apice della carriera e la tua olimpiade in casa, a Torino 2006 , dura meno di 20”, è giusto mettere il broncio, ma se in una carriera che ha ancora i colori dell’alba, sei passato nel breve volgere di una stagione da sognare un podio in coppa Europa, ad inseguire la qualifica in coppa del Mondo, ottenerla, venire convocato ai Giochi e centrare nei migliori 15, allora la prospettiva può essere rovesciata. «Certo che questa sarà una storia da raccontare sempre!». E allora c’era una volta quella prima olimpiade: «E’ stata una buona prima manche, partendo da dietro nessuno si aspetta faville, ma il manto teneva ed è venuto anche un buon tempo». Alla ripresa poi: «Ho provato ad attaccare perché tutti dicono che conti solo la medaglia». E invece c’era una volta un ragazzo che come prima gara chiusa fra i grandissimi, disputa un’olimpiade e la chiude in top 15 a poco più di 2”73. «Sono contento di come ho gestito la tensione», dice lui che ha anche avuto uno sguardo privilegiato con un pettorale di partenza «che in Coppa per ora mi sognavo». E la differenza si è vista: partendo col 37 e non «after the music», Saccardi lascia il segno. Con i primi punti in coppa del Mondo, ora abbasserà un poco i pettorali: ora dopo 4 giorni di riposo, ripartirà per una trasferta nel Sol Levante, per abbassare ancora i pettorali. Ritroverà i compagni di coppa Europa e poi tonerà nel massimo circuito per la gara di Kranjska Gora, l’ultima, prima delle finali. I compiti delle vacanze potrebbero portarlo anche a tornare al lavorare sul gigante, la sua seconda disciplina «che ho un po’ messo da parte, perché lo slalom, in realtà è uno sport a se stante ormai». Il livello è altissimo: Saccardi lo sa. E ieri per la prima volta ha guardato tutti i big negli occhi e se n’è lasciato dietro già parecchi. Missione compiuta.

Lucia Galli

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