la testimonianza
«Come abbiamo passato il tempo? Abbiamo parlato, giocato a carte. Si era formato un gruppo di sette o otto di noi. E siamo stati sempre insieme». Come è normale che accada quando hai 15 anni, sei dall'altra parte del mondo per vivere una esperienza tanto attesa e, di colpo, sprofondi in un incubo. Perché le bombe, le esplosioni, i razzi sulla testa sono quello: un incubo.
Un brutto sogno che per fortuna è però finito: Samuele, studente del Marconi, a Dubai con altre centinaia di ragazzi di ogni parte del mondo per partecipare al progetto di simulazione delle assemblee Onu è tornato a casa. Sua madre, comprensibilmente, sorride. E lui, con pacatezza molto più matura dei suoi pochi anni, racconta.
«Siamo arrivati a Malpensa dopo un volo da Abu Dhabi – spiega ricordando che fino alla capitale degli Emirati c'è arrivato via terra. Ed è stato un trasferimento al cardiopalma, sotto scorta. - Le prime ore dall'inizio dell'allerta, in effetti, sono state le più pesanti. Il primo giorno dopo l'attacco ad un certo punto ci hanno fatto scendere in un sotterraneo. Era arrivato l'allarme per un attacco e quindi ci hanno fatto andare sottoterra. La stessa cosa è successo l'ultimo giorno quando siamo rimasti nel garage per una quarantina di minuti. Sotto non si sentivano rumori ma un ragazzo che era salito un attimo per cercare un amico che si era attardato ha sentito il colpo». Detto così pare nulla: ma voleva dire che un missile era stato vaporizzato.
Una esperienza che traumatizzerebbe anche adulti con ben altre esperienze alle spalle. Ma che Samuele preferisce non enfatizzare: e su cui piuttosto si ferma a riflettere. «Non voglio che l'essere stato coinvolto negli attacchi resti per me l'unico ricordo. Perché nel complesso quello che abbiamo vissuto è stato un momento importante e formativo». Il nome del progetto era «L'ambasciatore del futuro». Ma quella di Dubai non era, purtroppo, una simulazione. «Alcuni degli altri ragazzi probabilmente l'hanno vissuta peggio, c'è chi ha sofferto maggiormente». E anche questo ci sta quando pensi che a cinque km c'è un hotel che brucia. E quelle immagini stanno facendo tremare il mondo. Ma Samuele, sempre con la voce piana, prosegue il suo racconto. «Ma poi rifletti che in fondo le cose sono andate bene, che non ci sono stati pericoli concreti». Solo a quel punto, giustamente, cede: e nel salutare si lascia andare. «Per la prima giornata non sono andato a scuola. Lo farò domani». Quando, facile prevederlo, avrà molte cose da raccontare ai compagni e agli amici, molti dettagli da condividere. Loro le bombe le hanno viste al tg, lui le ha sentite fischiare sullo sfondo dei grattacieli. E questa, davvero, è una lezione che non si può dimenticare.
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