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Rapporto Migrantes: 5,6 milioni gli italiani all'estero, +3% nell'anno del Covid. E sono pari agli immigrati in Italia

Rapporto Migrantes: 5,6 milioni gli italiani all'estero, +3% nell'anno del Covid. E sono pari agli immigrati in Italia

09 Novembre 2021,10:03

Al 1° gennaio 2021, la comunità strutturale dei connazionali residenti all'estero è costituita da 5.652.080 unità, il 9,5% degli oltre 59,2 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre nell'anno del Covid l'Italia ha perso quasi 384 mila residenti sul suo territorio (dato Istat), ne ha guadagnati 166 mila all'estero (dato Aire): un aumento di presenza all'estero del 3% nell'ultimo anno. E' quanto risulta dal Rapporto sugli italiani all'estero di Migrantes. Rallentate le partenze a causa della pandemia e dei lockdown, sul dato in crescita influiscono le nuove nascite da cittadini già residenti all'estero.

Italiani all'estero pari a immigrati in Italia
 Se all’estero vivono circa 5 milioni di italia, più o meno pari è il numero di immigrati che vivono in Italia. Eppure «si fatica a condividere. Si preferisce distinguere tra 'noì e 'gli altrì, più che di parlare solo di noi, in termini di diritti, opportunità, cittadinanza», sottolineano mons. Gian Carlo Perego e don Giovanni De Robertis, presidente e direttore della Fondazione Migrantes nella presentazione del Rapporto italiani nel mondo. «E' curioso che il numero degli italiani nel mondo - commentano - sia sostanzialmente pari al numero degli immigrati in Italia. La mobilità ha cambiato l’Italia e ha cambiato gli italiani e può, a buona ragione, essere considerato l’elemento più importante di cambiamento sociale, economico, culturale, anche religioso dell’Italia degli ultimi decenni. Purtroppo, però la mobilità non è stata sufficientemente governata: non solo la mobilità degli italiani nel mondo, ma anche quella dei "nuovi italiani", dei migranti arrivati per lavoro, per studio, per ricongiungimento familiare o per protezione internazionale. Spesso i migranti sono considerati come "quellì che rubano" o "sfruttano" qualcosa della nostra ricchezza».

Italiani all'estero non solo "fuga di cervelli"

«Lungi dall’essere una mera "fuga di cervelli", la recente emigrazione italiana mostra un carattere complesso che coinvolge cittadini di tutte le età e titolo di istruzione. Ai lavoratori altamente qualificati che puntano all’estero per le prospettive di carriera e di guadagno, si aggiungono coloro che si spostano alla ricerca di lavoro o in occupazioni a tempo determinato e spesso non qualificati, in settori che vanno dalla ristorazione alle costruzioni, dal manifatturiero alle strutture di ricezione». Lo sottolinea Migrantes nel Rapporto italiani nel mondo spiegando che «questo fenomeno è in gran parte effetto della crisi economica e sociale dell’Italia del 2007-2012, l’incremento annuale aumenta sensibilmente a partire dal 2011, quando la crisi del debito sovrano colpì l’Italia, che ha negato a molti lavoro e diritti e li ha spinti a cercare fortuna altrove». 

Effetto regole Brexit, +33% iscrizioni italiani Gb
Se la pandemia ha rallentato le partenze degli italaini all’Estero, nel Regno Unito si registra invece un boom, legato alle regole Brexiti che hanno fatto emergere anche chi risiedeva in Gran Bretagna senza una iscrizione ufficiale all’anagrafe. L’unica nazione con saldo positivo, rispetto all’anno precedente, è infatti - si legge nel Rapporto italiani all’estero di Migrantes - il Regno Unito: +8.358 iscrizioni in più rispetto al 2020, +25,1% di variazione dal 2020 che diventa un aumento, in un anno, del 33,5%. Delle oltre 33 mila iscrizioni nel Regno Unito, il 45,8% riguarda italiani tra i 18 e i 34 anni, il 24,5% interessa i minori e il 22,0% sono giovani-adulti tra i 35 e i 44 anni. «Si tratta, quindi, della presenza italiana tipica per il Regno Unito: giovani e giovani adulti, nuclei familiari con minori che la Brexit ha obbligato a far emergere - da qui la spiegazione dell’incremento registrato anche nell’ultimo anno nonostante la pandemia - attraverso la procedura di richiesta del settled status, un permesso di soggiorno a tempo indeterminato per chi può comprovare una residenza continuativa sul territorio inglese da cinque o più anni», spiega Migrantes. 

In 16 anni +82% italiani all'estero, più famiglie
Se nell’ultimo anno l’aumento della popolazione Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) è stato del 3%, questo dato diventa il 6,9% dal 2019, il 13,6% negli ultimi cinque anni, ben l’82% dal 2006. Negli ultimi anni è cresciuto il numero delle donne e delle famiglie. E’ quanto emerge dal Rapporto sugli italiani all’estero di Migrantes. A inizio 2021 è ancora più evidente il processo di assottigliamento della differenza di genere iniziato già sedici anni fa quando le connazionali iscritte all’Aire erano il 46,2% (1.435.150 in valore assoluto), per poi arrivare al 47,8% dieci anni fa nel 2011 (1.967.563 in valore assoluto) e, attualmente, si registrano 2.718.678 iscrizioni, il 48,1% del totale Aire. Se, quindi, i cittadini italiani residenti oltre confine negli ultimi sedici anni sono aumentati dell’82%, le donne in particolare lo hanno fatto dell’89,4%. «Un processo che è, allo stesso tempo, di femminilizzazione e di familiarizzazione», spiega Migrantes. Stando ai dati dell’Ufficio Centrale di Statistica del ministero dell’Interno aggiornati all’inizio del 2020, su quasi 5,5 milioni di residenti all’estero, le famiglie sono 3.223.486. 

 

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