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Civili ucraini giustiziati a Bucha: ci sono le prove video

20 Maggio 2022,20:13

Civili catturati e giustiziati dai soldati russi a Bucha. Nuove prove dei crimini di guerra commessi dalla Russia in Ucraina sono contenute in due video pubblicati in esclusiva dal New York Times sulle atrocità delle forze di Vladimir Putin in una delle città martiri della guerra.
Nel primo filmato, che dura pochi secondi ed è stato ripreso da una telecamera di sicurezza il 4 marzo, si vedono nove uomini in fila indiana, una mano sulla testa e l’altra sulla schiena del compagno, che attraversano una strada dissestata nella cittadina a nord-ovest di Kiev scortati da due soldati russi con i fucili puntati. Uno dei militari grida al prigioniero che ha davanti: «Cammina a destra, puttana!», per poi sparire dietro un edificio. In un altro video, girato da una persona nascosta in una casa vicina, si vedono gli uomini trascinati in un capanno dai parà russi. «Bastardi», dice il testimone che conta i civili fatti prigionieri. «Ecco gli ostaggi, ce ne sono nove, no di più», si sente commentare. «Sono appoggiati alla recinzione», dice ancora.
Le immagini sono sfocate, probabilmente perchè riprese con lo zoom di un telefonino. I filmati non durano neanche due minuti in totale, ma quello che è successo dopo è stato ricostruito dai reporter del New York Times grazie alla testimonianza di otto persone: i soldati hanno portato gli uomini dietro l’edificio che i russi utilizzavano come base e li hanno freddati. In un video girato il giorno dopo e ottenuto ancora dal Nyt, si vedono alcuni cadaveri in un cortile, a via Yablunka 144: tra loro c'è anche un uomo con una felpa col cappuccio blu, la stessa indossata da uno dei prigionieri nei filmati del giorno prima.
Un mese dopo, il 4 aprile, sarà la foto del reporter dell’Associated Press Vadim Ghirda in quel cortile a rivelare la loro atroce fine. Lo scatto scioccante ritrae gli ucraini che giacciono a terra, alcuni con le mani legate, altri senza maglietta, nessuno indossa le scarpe. Tra loro c'è anche l’uomo con la felpa blu. Gli inviati del New York Times in Ucraina hanno trascorso settimane a Bucha per cercare di ricostruire la loro identità e alla fine sono arrivati alla conclusione che erano tutti mariti e padri, negozianti e operai. Civili che conducevano una vita ordinaria prima della guerra, ma che hanno deciso di imbracciare il fucile e difendere la loro comunità dall’invasore. Quasi tutti vivevano a pochi passi dal cortile in cui sono stati giustiziati. Una fine atroce condivisa con altre decine, centinaia di concittadini trucidati dalla soldataglia russa tra lo sdegno del mondo ma che Mosca continua a bollare come «la messinscena di Bucha».

© Riproduzione riservata

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