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Salute

Svolta per il tumore all'ovaio: con una terapia mirata la sopravvivenza supera i 5 anni

Gli oncologi lo definiscono un 'evento storico'

Svolta tumore ovaio, la sopravvivenza supera i 5 anni

10 Settembre 2022, 14:16


Un tumore difficile da diagnosticare e trattare, che colpisce in Italia oltre 5.200 donne l’anno. Il cancro dell’ovaio ha spesso una prognosi sfavorevole, ma per oltre la metà di queste pazienti si apre una «nuova era» grazie ad una terapia mirata, olaparib, che ha dimostrato di migliorare significativamente la sopravvivenza, con 2 pazienti su 3 vive a 5-7 anni dalla diagnosi. Un risultato, presentato al Congresso della Società europea di oncologia medica Esmo, che gli oncologi hanno definito «un evento storico».

Per questa neoplasia, la sopravvivenza a 5 anni è ancora bassa, pari al 43%, anche perchè troppe donne, circa l’80%, scoprono la malattia in fase avanzata. Inoltre, in questa patologia, mancano efficaci strumenti di screening. Oggi però, in presenza di specifiche mutazioni genetiche, questa neoplasia può essere trattata con una terapia mirata, olaparib, capostipite della classe dei PARP inibitori, in grado di tenere sotto controllo la malattia e di cambiare la pratica clinica. I risultati positivi del follow-up a lungo termine degli studi di Fase III PAOLA-1 e SOLO-1 hanno infatti mostrato miglioramenti nella sopravvivenza globale mai registrati prima con olaparib in combinazione con la molecola bevacizumab per le pazienti positive al deficit di ricombinazione omologa (HRD), e con olaparib in monoterapia per le pazienti con mutazioni del gene BRCA. Il follow-up a 5 anni dello studio PAOLA-1 ha mostrato come olaparib più bevacizumab abbia prolungato significativamente la sopravvivenza con il 65,5% delle pazienti vivo a 5 anni rispetto al 48,4% con bevacizumab e placebo. Lo studio SOLO-1 ha dimostrato che il 67% delle pazienti con carcinoma ovarico avanzato con mutazioni BRCA trattate con olaparib era vivo a 7 anni rispetto al 47% con placebo.

«Storicamente il tasso di sopravvivenza a cinque anni delle pazienti con nuova diagnosi di carcinoma ovarico avanzato è del 10-40% - afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Ottenere la sopravvivenza a lungo termine in queste donne è cruciale. I risultati dei due studi sottolineano inoltre l’importanza, al momento della diagnosi, del test HRD, che consente di individuare anche le mutazioni BRCA, per tutte le pazienti con carcinoma ovarico avanzato. Ci auguriamo che sia rimborsato quanto prima nel nostro Paese, perchè è fondamentale per la selezione delle pazienti che possono beneficiare del trattamento di prima linea personalizzato con la terapia mirata». Per questo tipo di tumore, dunque, siamo di fronte ad «un evento storico, perchè per la prima volta uno studio ha dimostrato un vantaggio nella sopravvivenza globale per un numero consistente sul totale di queste pazienti», afferma Nicoletta Colombo, Direttore del Programma di Ginecologia Oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e Professore Associato all’Università Milano-Bicocca.

Olaparib, spiega, «viene somministrato dopo l'intervento chirurgico e la chemioterapia, in prima linea. Ritengo che il beneficio sia talmente grande che non è ammissibile che le pazienti non abbiano accesso a questo farmaco». Le pazienti con deficit Hrd sono circa il 50% del totale e quelle con mutazione Brca il 15-20%, ciò vuol dire che in Italia circa 2600 donne l’anno con tale patologia e caratteristiche potrebbero beneficiare di tale terapia. Ovviamente, aggiunge, «la nostra attenzione va ora tuttavia alle pazienti che non rientrano in queste categorie, per le quali vanno individuate strade alternative».
Apre alla speranza per migliaia di donne anche il commento di Domenica Lorusso, Professore di Ostetricia e Ginecologia e Responsabile Programmazione Ricerca Clinica della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli: «Questi dati ci permettono di affermare che oggi, per alcune pazienti con tumore ovarico avanzato, la guarigione è possibile. Il 67% di queste pazienti vive a 7 anni da una diagnosi di tumore ovarico di stadio 3 o 4. Un dato mai visto prima». 

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