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Milano

L'ereditiera Rancilio uccisa con un peso da palestra. Il figlio ancora piantonato in carcere

Donna trovata morta: fermato il figlio

14 Dicembre 2023, 19:57

L’esame del Luminol ha riscontrato tracce di sangue su un peso da palestra da trovato in casa. Con quello è stata uccisa l’ereditiera Fiorenza Rancilio, 73 anni, trovata con una lesione mortale alla testa nella suo attico nella centralissima via del Crocefisso a Milano. Salvo che l'autopsia evidenzi altre lesioni che però non erano visibili.
Per il delitto è stato fermato per omicidio aggravato il figlio Guido Pozzolini Gobbi Rancilio, 35 anni, rampollo 'difficilè della nota famiglia di immobiliaristi. Che il corpo della vittima fosse avvolto con asciugamani e altro fa pensare che, quando le è stato inflitto il colpo mortale, fosse già stordita, forse con degli psicofarmaci di cui l’uomo, che nel '95 si era fatto aggiungere il cognome della madre, faceva uso per cercare di tenere sotto controllo le sue gravi patologie mentali.
La Procura di Milano ha inoltrato all’ufficio gip la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere e l’udienza potrebbe tenersi domani. L’uomo non è ancora stato interrogato, e piantonato dai militari in ospedale, non è, pertanto, riuscito a dire nulla sulle ragioni del gesto.
Le indagini dei carabinieri della Compagnia Duomo e del Nucleo investigativo, coordinate dal pm Ilaria Perinu, non hanno fatto emergere al momento che il 35enne avesse già aggredito in passato la madre. Risulta un solo intervento, due anni fa, delle Forze dell’ordine chiamate dalla madre per una crisi del figlio che, però, non si era tradotto in conseguenze amministrative né penali.
I vicini di casa parlano di un personaggio ombroso, sempre accigliato, e i suoi problemi di natura psichiatrica erano noti nel palazzo di nove piani in cui madre e figlio vivevano. Alto, massiccio, era inserito nell’azienda di famiglia ma non con ruoli di particolare reponsabilità.
Da quanto si è saputo, il 35enne, difeso dall’avvocato Francesco Isolabella, in passato è stato visitato e seguito privatamente, anche se dalla documentazione raccolta nelle indagini non risultano ricoveri. Le preoccupazione della madre per le sue condizioni erano note nel palazzo. Quando ieri mattina è scattato l’allarme perché Fiorenza Rancilio non rispondeva al telefono, la porta era chiusa dall’interno, quindi è stato subito escluso l’intervento di terze persone. Il figlio era in una stanza vicina, seduto a terra che farfugliava. Da qui la decisione della Procura di chiedere per ora la custodia in carcere in attesa che l’uomo possa rispondere in modo coerente alle domande dei magistrati.
Nell’inchiesta si profilano richieste di consulenze o perizie sul suo stato mentale, che influiranno eventualmente sul fatto che debba stare in carcere o in una struttura di cura in regime di custodia cautelare.
Questo quando si sarà capito il movente per il quale Guido Pozzolini Gobbi Rancilio, ieri mattina, è salito con uno dei pesi della sua rastrelliera dall’appartamento all’ottavo piano, dove viveva, nell’attico della donna, al nono, e l’ha uccisa.

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