PROTESTE SUL WEB
Un frame del programma su Youtube
Piovono critiche in Marocco sul programma di appuntamenti al buio lanciato dal canale YouTube 'Kawaliss'. È bastato il primo episodio per scatenare una pioggia di commenti di indignazione e la richiesta di censura, perché «in conflitto con i valori e i principi della cultura marocchina». Proprio mentre è in corso una profonda revisione del codice della famiglia, la Mudawana, con l’obiettivo ambizioso di introdurre la parità di genere, l’aspro dibattito che ha suscitato la trasmissione mette a nudo le tensioni culturali e le visioni contrastanti del tessuto sociale del Marocco.

Il programma, dal titolo 'Blind dating by outfits', ha al centro una ragazza, che interroga 5 potenziali corteggiatori nascosti da una tenda e che man mano svela dettagli sul loro abbigliamento. La ragazza, disinvolta, in una minigonna giudicata «immodesta» e «scandalosa» elimina via via i concorrenti che non la convincono, perché giudicati «provinciali», troppo «mammoni» o perché non amano gli animali. Gli internauti hanno intasato di messaggi il canale e lanciato una petizione per oscurare la trasmissione. Kawaliss pubblica sempre un disclaimer che fa appello alla libertà di espressione, ma i critici sostengono che «lo spettacolo di appuntamenti al buio», nel suo complesso, e «l'esibizione di concetti occidentali», più in generale, siano incompatibili con la società e le tradizioni musulmane del Marocco. Alcuni accusano il programma di «incoraggiare gli incontri sessuali» e di «normalizzare» lo stile di vita occidentale. C'è chi tira in ballo l’articolo 483 del Codice penale marocchino: «Chiunque commette un pubblico affronto alla decenza, sia restando deliberatamente nudo sia con gesti o azioni oscene, è punito con la reclusione da un mese a due anni e con una multa da 200 a 500 dirham».
La protagonista del primo episodio di 'Blind dating by outfits' è ricorsa alle sue pagine social per scusarsi pubblicamente. Nata in Danimarca e cresciuta nei Paesi Bassi, la ragazza ha ammesso: «Non sapevo che la mia partecipazione al programma e il mio modo di fare avrebbe sconvolto i marocchini o che i miei vestiti li avrebbero offesi». Del resto, ha spiegato: «E' così che mi vesto e capisco che possa aver scioccato le persone, ma non incoraggio le ragazze a vestirsi in questo modo solo perché lo faccio io». Inutile spiegare che si è trattato «di un format, di una forma di spettacolo, che non dovrebbe essere preso troppo sul serio». Gli internauti la pensano diversamente: «L'ultima cosa di cui i nostri giovani hanno bisogno è un maggiore incoraggiamento verso relazioni superficiali e immorali».
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