ROMA
Il caso di Emanuele De Maria e del suo permesso di lavorare all'esterno del carcere è al vaglio del ministero della Giustizia. È quanto si apprende in merito alla vicenda del detenuto 35enne, poi morto suicida lanciandosi dal Duomo di Milano. L'uomo aveva accoltellato un collega e, si sospetta, avrebbe ucciso anche una barista cingalese, entrambi impiegati nell'hotel dove De Maria lavorava.
Avrebbe pianificato di uccidere prima Chamila Wijesuriya, la barista 50enne dell’hotel Berna di Milano, e poi il collega Hani Nasr, che si è difeso ed è sopravvissuto, Emanuele De Maria, il detenuto evaso da Bollate che si è ammazzato ieri gettandosi dal Duomo. È l’ipotesi del pm di Milano Francesco De Tommasi nell’inchiesta sulla tragedia in cui la donna è morta, accoltellata alla gola. Il pubblico ministero ha disposto le autopsie anche per accertare se l’uomo, autore di un omicidio e di un tentato omicidio premeditati, avesse assunto sostanze stupefacenti. (ANSA).
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