BRACCIO DI FERRO LEGALE
Foto d'archivio
L’ex giudice Victoria McCloud, unica figura togata ad essersi dichiarata pubblicamente transgender nella storia del Regno Unito, ha avviato un’azione legale contro lo Stato britannico presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, contestando l’iter che ha portato alla sentenza della Corte suprema di Londra sul sesso biologico. In aprile il tribunale di ultima istanza del Regno aveva stabilito che l’Equality Act, legge quadro sull'uguaglianza, riconosce come donne solo le persone nate biologicamente di sesso femminile; e che quindi garantisce loro la tutela esclusiva di spazi separati (rispetto alle transgender).
McCloud, che ora lavora per un importante studio legale inglese, sostiene che la Corte suprema ha violato i suoi diritti a un giusto processo, rifiutandosi di ascoltare le sue istanze e quelle dei gruppi che rappresentano le persone trans. L’ex giudice aveva, subito dopo la sentenza, affermato di sentirsi «limitata e segregata» dalla prospettiva di ritrovarsi non solo esclusa da spazi privati femminili nei luoghi pubblici (come bagni o spogliatoi), ma anche relegata alla condizione «legale assurda di dover appartenere contemporaneamente a due sessi».
Intanto For Women Scotland, il sodalizio femminista che aveva vinto la battaglia nei tribunali arrivata fino alla Corte suprema contro il governo indipendentista scozzese - promotore a suo tempo della contestata legislazione volta ad allargare il riconoscimento legale tout court come «donne» alle persone transgender - ha presentato un ricorso nei confronti dell’esecutivo di Edimburgo per non aver rispettato la sentenza di aprile, in particolare per quanto riguarda i regolamenti nelle scuole e nelle carceri.
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