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TORINO

A Torino salvata una donna con tumore ovarico di 6 chilogrammi

Intervento in urgenza al Sant'Anna della Città della salute di Torino

A Torino salvata una donna con tumore ovarico di 6 chilogrammi

04 Gennaio 2026, 12:53

(ANSA) - TORINO, 04 GEN - Non avvertiva dolore, ma aveva un tumore ovarico di dimensioni eccezionali, un diametro di circa 28 centimetri. La massa poi, associata alla presenza di una seconda neoplasia intestinale, ha iniziato a comprimere il colon, provocando sintomi acuti e improvvisi fino a una grave difficoltà intestinale. È accaduto a una donna di 69 anni, presa in carico a metà dicembre dalla Chirurgia ginecologica mininvasiva dell'ospedale Sant'Anna di Torino, diretta da Paolo Petruzzelli. La mattina del 23 dicembre, quasi alla vigilia di Natale, la paziente è entrata in sala operatoria in urgenza, nonostante le difficoltà logistiche legate al periodo festivo, per un intervento di circa sei ore. . La gigantesca neoplasia ovarica è stata asportata: pesava circa 6 chilogrammi, con un volume paragonabile a quello di una gravidanza gemellare a termine. Ma non era l'unica minaccia. I sintomi più pericolosi erano legati alla sofferenza intestinale, che ha richiesto un intervento immediato e coordinato di più specialisti, ginecologi oncologi, chirurghi, anestesisti, gastroenterologi, anatomopatologi, radiologi, infermieri e operatori sanitari. "Sono casi rari, ma emblematici - spiegano i professionisti coinvolti e il direttore sanitario di presidio, Umberto Fiandra - perché dimostrano come tempestività, competenza e lavoro di squadra possano fare la differenza anche in regime di urgenza". Petruzzelli ha definito il caso un evento "normalmente eccezionale". "Una storia a lieto fine che ancora una volta diventa esempio delle eccellenze multidisciplinari della nostra Città della salute e della scienza. Il valore aggiunto espresso dalla Cdss di Torino è consistito nella possibilità di schierare contemporaneamente tutte le competenze mediche e sanitarie di tutte le specialità che erano necessarie per trattare nel migliore dei modi le diverse sfaccettature di questo particolare caso clinico" dichiara Livio Tranchida, direttore generale Cdss. (ANSA).

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