CARACAS
Foto d'archivio
Il Venezuela avrebbe liberato almeno un italiano che era detenuto nelle carceri del Paese. Si tratterebbe, secondo quanto si apprende da più fonti qualificate, dell’imprenditore settantenne Luigi Gasperin. Sull'eventuale liberazione di altri italiani si attende il completamento delle procedure.
Attesa e speranza per Trentini
Prudenza, attesa e nessuna dichiarazione. Al Lido di Venezia, casa della famiglia di Alberto Trentini, si attendono notizie dal Venezuela come in ogni giorno dei quasi 14 mesi che il cooperante italiano ha passato in carcere. Ai balconi di casa Trentini è ancora appeso lo striscione-appello «Alberto Trentini libero», che ha accompagnato la lunga battaglia per non spegnere la luce sulla vicenda del 46enne.
Le finestre sono le uniche illuminate del caseggiato che sorge a fianco della parrocchia di Sant'Antonio da Padova, dove un’intera comunità si è stretta in iniziative di preghiera per la sorte del cooperante.
I genitori, Ezio e Armanda Colusso, non sciolgono il silenzio che hanno mantenuto in questo anno abbondante e che è stato interrotto solo da sporadiche dichiarazioni, anche critiche verso il governo, accusato due mesi fa - nell’anniversario della prigionia - di aver fatto poco per il figlio. E anche la cerchia più vicina a Trentini mantiene il riserbo. Un po' per prudenza, un po' perché tutti attendono notizie definitive. Vale anche per l'associazione Articolo 21: la presidente dell’associazione a Venezia, l’attrice Ottavia Piccolo che vive proprio al Lido, non ha mai mancato in questi mesi di far sentire la sua voce per il cooperante. Una delle ultime volte era in un altro carcere, quello femminile della Giudecca, in cui parlando davanti alle detenute e al Patriarca Francesco Moraglia aveva chiesto a quest’ultimo di ricordare Trentini.
Appello raccolto, mentre il giorno di Natale anche il sindaco Luigi Brugnaro aveva ringraziato «voi che vi impegnate perché proprio l’idea che Alberto Trentini possa farcela a tornare a casa è un segnale di speranza per tutti noi».
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