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La pace come un business, il Consiglio per Gaza come il cda di una multinazionale. Donald Trump ha messo in scena a Davos la sua visione per risolvere le crisi internazionali, allargando l’orizzonte anche oltre la Striscia, e chiamando a raccolta una ventina di leader, tra fedeli alleati e autocrati, per inaugurare con una firma a margine del World Economic Forum il Board of Peace, di cui il tycoon sarà presidente a vita.
«Potremo fare praticamente tutto ciò che vogliamo», ha esordito il tycoon, rivendicando di aver già «posto fine a 8 guerre» e di non aver mai avuto bisogno di «parlare con l’Onu" per farlo. «Ho sempre detto che le Nazioni Unite hanno uno straordinario potenziale ma non lo usano», ha insistito pur assicurando di voler collaborare con il Palazzo di Vetro. Ma l'obiettivo di una Onu alternativa, creata a sua immagine e somiglianza, traspare sin dal logo del Board: uno scudo con la cartina degli Stati Uniti circondata da due ramoscelli di ulivo, che richiama il simbolo bianco e azzurro delle Nazioni Unite con il mappamondo circondato dagli stessi ramoscelli.
Trump non ha mai fatto mistero di voler trasformare Gaza in un resort privato: «Sono un esperto di immobiliare e per me la posizione è tutto. E ho pensato: guardate questa posizione sul mare, guardate questo splendido pezzo di proprietà, cosa potrebbe rappresentare per così tante persone. Sarà davvero, davvero fantastico», ha detto. Tanto che il genero e fidato emissario Jared Kushner aveva già pronte le mappe e le slide della 'Nuova Gazà, con grattacieli avveniristici sul lungomare da mostrare alla platea: un progetto da 25 miliardi di dollari da realizzare in tre anni e che prevede «alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e opportunità per tutti», anche per il turismo costiero. Il piano partirà da Rafah, nel sud della Striscia, per espandersi poi verso Gaza City, più a nord, man mano che l’enclave sarà «smilitarizzata": «Se Hamas non disarma, sarà la fine per loro», ha avvertito Trump.
«Tutti vorranno farne parte», ha esultato ancora il tycoon, mentre sul palco hanno sfilato uno a uno i leader presenti: dall’argentino Javier Milei all’azero Ilham Aliyev, dai rappresentanti di Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Egitto, fino agli europei: il premier ungherese Viktor Orban e il ministro degli Esteri bulgaro Georg Georgiev, i soli rappresentanti di Paesi Ue. Una macchia rossa nella foto dei leader in abito scuro indica l’unica donna del gruppo, la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani. «Mi piacciono tutti. Sono grandi leader, grandi personaggi», ha affermato Trump, incurante delle critiche sul livello di democrazia e rispetto dei diritti umani di molti dei partecipanti. Persino Elon Musk, sbarcato a Davos dopo anni, ha ironizzato sul Board: «E' per la pace o per la conquista? Un pezzo di Groenlandia, più un pezzo di Venezuela?», ha detto giocando con le parole '"peace" (pace) e "piece" (pezzo).
Tuttavia sulla cinquantina di inviti inoltrati da Washington sono più le defezioni che le adesioni. A cominciare da Benyamin Netanyahu che pur avendo accettato di partecipare al Board, nonostante le polemiche sulla presenza di Paesi «ostili» a Israele, non è sbarcato in Svizzera a causa del mandato d’arresto della Corte penale internazionale. Vladimir Putin - che nelle stesse ora ha ricevuto il presidente dell’Anp Abu Mazen - ha dichiarato di valutare la proposta, dicendosi disposto a versare un miliardo di dollari - il prezzo di un seggio permanente nell’organismo - da prelevare dagli asset congelati negli Usa. E mancano i big dell’Europa, dalla Francia al Regno Unito, che siedono nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, all’Italia che ha opposto dubbi di compatibilità costituzionale, mentre il Belgio ha dovuto smentire la propria adesione finita in una lista della Casa Bianca. «Come molti Paesi europei, nutriamo delle riserve sulla proposta - ha spiegato il governo di Bruxelles -. Auspichiamo una risposta comune e coordinata a livello europeo». «Ma molti altri aderiranno», ha assicurato il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, salutando «una nuova fase e una nuova era» grazie a Trump. (ANSA).
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