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Il museo

Mauto, quando un volante racconta la nostra storia - Foto

Torino, aperto un nuovo padiglione dedicato al design nell'automotive

di Aldo Tagliaferro

27 Gennaio 2026, 17:32

C’è un luogo che racconta un secolo - anzi qualcosa di più - di mobilità, inventiva, visione, tecnica. Un luogo che narra l’evoluzione dell’automobile dai primordi pionieristici fino al suo dialogo con il futuro. Quel luogo si chiama Mauto, il Museo nazionale dell’Automobile che non poteva che sorgere a Torino a due passi dal Lingotto, monumento ai fasti (ahinoi passati) dell’auto italiana. E del resto le radici del Mauto sono abbastanza lontane: nasce come idea nel 1933 con una prima esposizione, apre al pubblico nel 1960, si rinnova nel 2011 quando il Times lo annovera fra i migliori 50 musei del mondo, si amplia adesso con una nuova sezione dedicata al design, delicato fiore all’occhiello della Torino industriale.

La rincorsa parte da lontano. 1854: una carrozza tipo “landau” e un militare a cui piacevano le sfide, Virginio Bordino. L’idea se vogliamo era semplice: applicare una caldaia a vapore dietro al calesse. Bene, quell’esemplare - buffo e magnifico al tempo stesso - è proprio al Mauto, oggetto di un restauro che il visitatore può seguire da vicino. Circolò per le vie di Torino a metà del XIX secolo, i due cilindri orizzontali consumavano 30 kg di coke all’ora e la velocità massima era di 8 km/h. Poco ecologico, ma molto futuribile.

Tra pezzi di rara meraviglia e inestimabile valore storico - dalla Peugeot Tipo 3 del 1892 alla Lancia Lambda del 1934 - i decenni scorrono nelle sale del Mauto raccontando l’evoluzione della società ben oltre le quattro ruote. I tratti veloci del Futurismo segnano la parete della lunga sala che ospita veicoli dei primi decenni del secolo scorso, da Fiat a Rolls Royce; ci sono i salotti della Belle Epoque che si trasferiscono sulle vetture di lusso ma anche la Grande Guerra che trasforma l’auto in mezzo blindato; ci sono le prime Lancia, autentici prodigi della tecnica, e la straordinaria Itala 35/45 HP che il principe Scipione Borghese portò al successo nel 1907 nel raid Pechino-Parigi. Farebbe spavento oggi, figurarsi allora, con un 4 cilindri di 7433 cc, 45 cavalli, capace di toccare i 95 km/h, ma talvolta spinto a mano nei tratti asiatici più duri... E ancora: ecco i filmati dell’America del Proibizionismo dove le automobili incarnano l’arroganza dai gangster e le curve (pericolosissime) di Marilyn. A proposito di star, si può ammirare la Isotta Fraschini donata nel 1931 da re Vittorio Emanuele III al neo presidente del Salvador Arturo Araujo e poi protagonista, vent’anni dopo, in Viale del Tramonto con Gloria Swanson.

I regimi capiscono l’importanza dell’automobile, sfilano i modelli tra le due guerre: nasce la Volkswagen, l’auto del popolo della Germania nazista, spunta nel 1936 la Topolino per motorizzare gli italiani che fino agli anni Venti vedevano un’auto ogni mille abitanti (molto indietro rispetto a Inghilterra o Francia) ma in compenso avevano creato nel 1924 la prima autostrada al mondo, la Milano Laghi. La Fiat 500, subito ribattezzata Topolino, appena sfornata dalla fabbrica costava 8900 lire, circa dieci stipendi di un operaio. Oggi va peggio…
Una foto d’epoca immortala la grande attrice parmigiana Paola Borboni al volante di una Balilla mentre si passeggia vicino alla mitica Willis (la prima Jeep dell’esercito americano), la Isetta Bmw a tre ruote, una monumentale Buick Roadmaster dell’America felice degli anni ’50. E poi arriva la motorizzazione di massa, la 600, la 2 Cv, la Mini, la prima Panda, e quella d'elite, l’insuperabile Jaguar E Type (la più bella di tutti i tempi?). Insomma l’epopea contemporanea della mobilità, con il linguaggio della pubblicità che detta i tempi degli spot televisivi (c’è una saletta dedicata alla visione). Ma il Mauto non dimentica i poli opposti, le Trabant e le Porsche, polvere comunista ed eccessi capitalisti uniti dai cilindri. Oggi si viaggia in elettrico - o almeno ci si prova - e il Mauto allora si interroga in questi giorni sulle città del futuro con tanto di Delorean DMC12 in mostra. Sì, quella di “Ritorno al futuro”.

Già: una visita al museo dell’auto non è mai uguale perché tra mostre, eventi e nuovi allestimenti la rassegna il panorama cambia come in un’auto in corsa. Fino all’8 marzo, ad esempio, si può sognare con le curve mozzafiato delle Ferrari più esclusive (Creative Journeys 2010-2025), fino al 1° marzo scoprire le News from the near future e da poche ore ha aperto la mostra su Alain Bublex, una storia di innovazione concettuale.
Ma la grande novità del Mauto sono i 2mila metri quadi appena inaugurati dedicati al design. Un omaggio alle grandi matite del settore, da Walter de Silva a Giorgetto Giugiaro, un percorso all’interno di un linguaggio che è diventato fenomeno culturale, che si è evoluto con la trasformazione tecnologica della produzione, che ha prodotto bellezze senza tempo come lo “squalo”, la DS della Citroen che campeggia in sala, protesa verso l’infinito. Come i miti della velocità: le Ferrari di Schumacher e di Villeneuve, le tante monoposto rosse che hanno fatto l’epopea italiana delle corse sfrecciano immobili sulla pista delle emozioni poco prima di lasciare il Mauto. E continuare a sognare.


  Info per la visita  

Il Mauto - Museo Nazionale dell'Automobile, è a Torino in Corso Unità d'Italia 40, facilmente raggiungibile con Metro e Bus. Ospita oltre 200 vetture di 80 marchi, mostre, ed eventi. E' aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19 (il lunedì fino alle 14). Il biglietto unico per il Museo e le mostre temporanee costa 18 euro (previste diverse riduzioni). Info su www.museoauto.com

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