FIRENZE
(ANSA) - FIRENZE, 31 GEN - "In Toscana ci sono numerose frane attive e aree potenzialmente instabili, diffuse più o meno in tutti i versanti, sia nella parte appenninica che nei rilievi del centro e del sud della regione. Tuttavia in Toscana esiste un livello di conoscenza sulla distribuzione e sulla tipologia di questi fenomeni (sono circa 90.000 le frane censite) che è uno dei più approfonditi in assoluto". Lo afferma Marcello Brugioni, presidente dell'Ordine dei Geologi della Toscana, alla luce di quanto accaduto a Niscemi, in Sicilia. "Il lavoro di indagine e di continua analisi svolto sia dall'Autorità distrettuale dell'Appennino Settentrionale, in cui ricade la quasi totalità del territorio regionale, sia dalla Regione Toscana, fa sì che per l'intero territorio siano disponibili mappe e banche dati estremamente corpose e rilevanti - prosegue - La Regione ha attivato da alcuni anni un sistema di monitoraggio satellitare che consente, per talune tipologie di frane simili a quella di Niscemi, di percepire eventuali movimenti. Infine Autorità e Regione stanno operando per individuare le aree in cui è maggiore la possibilità di innesco delle cosiddette frane di neoformazione, ovvero quelle improvvise in conseguenza di eventi estremamente intensi e concentrati, come ad esempio quello del 2023". "A questo patrimonio - aggiunge - hanno contribuito in maniera fondamentale, oltre che le Università di Firenze, Siena e Pisa, i tanti geologi liberi professionisti che operano nell'ambito delle indagini geologiche di supporto per la formazione degli strumenti urbanistici dei Comuni. Questi dati sono disponibili a più livelli di dettaglio e sono essenziali, non solo per andare a vedere se quando succede qualcosa il dissesto era conosciuto o meno, ma anche e soprattutto per sapere con quali criteri certi insediamenti o attività possono coesistere in queste aree". (ANSA).
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata