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NAPOLI

Bimbo trapiantato a Napoli, possibile un nuovo cuore per il piccolo

La madre convocata all'ospedale Monaldi

Bimbo trapiantato a Napoli, possibile un nuovo cuore per il piccolo

di Francesco Tedesco (agenzia Ansa)

17 Febbraio 2026, 22:18

Si apre una speranza concreta per il piccolo Domenico. Patrizia Mercolino, la madre del bimbo di Napoli a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, è stata convocata in serata dai sanitari dell’ospedale Monaldi, dove il piccolo è ricoverato. C'è un nuovo cuore disponibile. Lo si apprende da fonti della struttura ospedaliera. L’avvocato di famiglia Francesco Petruzzi ha fatto sapere, durante la trasmissione «E' sempre Cartabianca», che il cuore è compatibile e alle 22.30 si saprà se sarà assegnato al bimbo di Napoli, essendoci altri in attesa. In caso positivo, ha spiegato, l'intervento sarà effettuato immediatamente appena l’organo arriverà.

Nel precedente trapianto non andato a buon fine, il cuore fu trasportato a bordo di un contenitore di vecchio tipo, malgrado l'ospedale Monaldi disponga dei box tecnologici che controllano la temperatura: è questo perché, sembra, il personale non era adeguatamente formato per l’uso dello strumento più moderno. Si è così optato per utilizzare il contenitore più vecchio, un box simile a quelli che vengono usati per tenere le bibite fresche, che è però considerato fuori dalle linee guida acquisite dalla procura di Napoli. É uno degli elementi che emergono dall’inchiesta della procura partenopea, che vede al momento sei indagati per lesioni colpose. Sulla vicenda saranno al lavoro da domani anche gli ispettori del ministero della Salute, e sempre domani si svolgerà il maxiconsulto voluto dall’azienda ospedaliera per valutare le condizioni del piccolo paziente.
Oggi a Patrizia Mercolino, la madre del bimbo, è giunta la telefonata di Giorgia Meloni. La premier ha espresso solidarietà e vicinanza, rassicurando sul fatto che si sta facendo ogni sforzo per trovare un cuore compatibile per un nuovo intervento sul bambino. A Meloni, mamma Patrizia ha ribadito la sua priorità: salvare il «piccolo guerriero» che da due mesi lotta per la vita dopo aver ricevuto un cuore non funzionante, e che sopravvive solo grazie a un macchinario per la respirazione e circolazione extracorporea. Congegno che lo tiene in vita ma che, col tempo, danneggia gli organi interni in modo progressivo.
Gli esperti del Bambin Gesù di Roma, interpellati per un secondo parere, hanno messo in evidenza tutti i gravi danni riportati dal piccolo nei due mesi di coma farmacologico dopo il trapianto fallito. Il paziente soffre per una emorragia cerebrale, mostra segni di insufficienza multiorgano (polmoni, reni e fegato) ma soprattutto è affetto da un’infezione non controllata che, con la terapia immunosoppressiva necessaria dopo un eventuale nuovo trapianto, rischierebbe di avere effetti devastanti. Mamma Patrizia ha accolto queste pessime notizie in modo coraggioso, sperando che esista comunque una via d’uscita e annunciando di voler chiedere un ulteriore terzo parere.
L’ospedale Monaldi a questo punto ha deciso di coinvolgere un pool di esperti. A Napoli ci saranno domani due specialisti del Bambin Gesù di Roma con altri tre colleghi da Padova, Bergamo e Torino. Assieme ai medici del Monaldi dovranno rivalutare le condizioni del piccolo, capire se esistano le condizioni per rischiare un nuovo trapianto e se si possano praticare terapie che attenuino le patologie concomitanti. Il verdetto, atteso con comprensibile ansia dalla famiglia del bimbo, sarà decisivo per guidare le prossime mosse dei medici.
Intanto il bimbo resiste, le sue condizioni - informa il bollettino medico quotidiano - sono sempre molto gravi ma stabili. Della sua vicenda hanno parlato oggi a Roma anche il ministro della Salute Orazio Schillaci e il governatore Roberto Fico ribadendo «forte impegno sinergico e collaborazione istituzionale, perché venga fatta piena chiarezza».
Sul versante delle indagini prosegue il lavoro degli investigatori coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, con il pm Giuseppe Tittaferrante. L’attenzione degli inquirenti si sta concentrando, tra l’altro, sul contenitore usato per il trasporto: se fosse stato impiegato uno dei moderni box tecnologici in dotazione al Monaldi, il sistema di rilevamento e controllo della temperatura avrebbe segnalato il freddo eccessivo (dovuto probabilmente all’uso di ghiaccio secco invece di quello tradizionale) impedendo così che il cuore si deteriorasse.
Ieri è stato ascoltato dal pm come persona informata dei fatti il cardiologo che teneva in cura il piccolo e che si è dimesso, sei giorni dopo l’intervento, dall’incarico di responsabile del Follow-up post operatorio. Nei prossimi giorni saranno ascoltate altre persone informate dei fatti e poi anche gli indagati, finora sei, componenti le due equipe di Napoli: quella che ha eseguito l’espianto e quella che ha effettuato il trapianto. Un numero destinato ad aumentare se dovessero essere individuate presunte responsabilità anche a Bolzano. 

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