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PORDENONE

L'omicidio del patron di TelePordenone: confessa il collaboratore della vittima. Agguato sul pianerottolo, per il pm è omicidio premeditato

Per oltre quarant'anni il 67enne Loriano Bedin era stato alle dipendenze della vittima, l'87enne Mario Ruoso

L'omicidio del patron TelePordenone: confessa il collaboratore della vittima. Agguato sul pianerottolo, per il pm è omicidio premeditato

05 Marzo 2026, 18:38

(ANSA) - Ha confessato l'omicidio di Mario Ruoso, 87 anni, storico patron dell'emittente TelePordenone. L'uomo fermato nella notte e condotto in Questura a Pordenone ha ammesso le proprie responsabilità davanti agli investigatori confessando di essere stato lui a uccidere Ruoso. Si tratta di Loriano Bedin, 67 anni, per decenni stretto collaboratore della vittima. "Sì, sono stato io", avrebbe detto. Bedin era stato assunto nei primi anni Ottanta dall'emittente televisiva e vi aveva lavorato fino al 2024, quando TelePordenone aveva cessato le trasmissioni cedendo le frequenze. Anche dopo la chiusura dell'attività, i rapporti tra i due erano rimasti e frequenti: secondo quanto emerso dalle indagini, il 67enne continuava a svolgere piccoli e grandi incarichi per Ruoso, diventando di fatto una sorta di tuttofare. Al termine dell'interrogatorio, avvenuto alla presenza del suo legale, per Bedin è scattato il fermo con l'accusa di omicidio. Le indagini proseguono per chiarire movente e dinamica del delitto. 

Agguato sul pianerottolo

Un vero agguato avvenuto sul pianerottolo dell’attico al settimo piano del palazzo della vittima. E’ lo scenario descritto da Loriano Bedin nella confessione. L’uomo è stato immortalato dalle telecamere della zona mentre entra nel condominio con la spranga. Una volta salito al piano, attorno alle 8 di ieri mattina - come apprende l'ANSA da fonti investigative - ha atteso che la vittima uscisse per andare al lavoro e lo ha colpito mentre era di spalle. Ruoso è caduto battendo il capo su un tavolino: una volta sul pavimento, è stato finito con svariati colpi descritti come una «mattanza».
A quel punto Bedin - ha spiegato lui stesso nell’interrogatorio - ha aperto la finestra del pianerottolo e lanciato la spranga nel giardino, per evitare di essere notato mentre usciva. Una volta fuori, ha recuperato l’oggetto metallico e lo ha scaraventato nel vicino canale Brentella. L'assassino si è poi allontanato a piedi: per non lasciare tracce, aveva parcheggiato l’auto al cimitero, distante un paio di isolati. Una volta nella vettura si è cambiato di abiti - ne aveva di puliti nell’auto - disfacendosi nel torrente Meduna di quelli insanguinati.
Ma non aveva fatto i conti con due fattori: il «Grande fratello» e l’attenzione del medico legale. Dunque, da un lato le telecamere lo hanno inquadrato mentre entrava dal portone del palazzo, peraltro guasto da mesi e quindi sempre spalancato, registrando anche il fatto che avesse la spranga. Dall’altro Antonello Cirnelli ha colto i segni del delitto, quando la chiamata di soccorso al 112 lasciava intendere che potesse essersi trattato di un evento naturale.

Il pm contesta la premeditazione 

Omicidio premeditato: è la pesantissima accusa mossa a Loriano Bedin, l’uomo di 67 anni che ha confessato l’omicidio di Mario Ruoso, di 87 anni, patron di TelePordenone. Lo ha detto, nel corso di una conferenza stampa in Questura, il procuratore di Pordenone, Pietro Montrone, spiegando che all’uomo viene contestata la premeditazione con l'aggravante della minorata difesa, in quanto la vittima aveva 87 anni.
L’oggetto con cui è avvenuto l’omicidio è un tubo di ferro della lunghezza di 71 centimetri, di cui l’assassino si è liberato gettandolo nel vicino canale Brentella. I vestiti sono invece stati abbandonati nel torrente Meduna, sulla strada di casa.
Quanto al movente, è confermata l’ipotesi di carattere economico, relativo a rivendicazioni inerenti la società che ha gestito l’emittente radiotelevisiva, e che è attualmente in liquidazione. Si tratta di questioni sorte nella fase finale della lunghissima conoscenza - un rapporto iniziato nel 1980 - quando Bedin da semplice dipendente era diventato collaboratore con incarichi societari. Lo stesso Bedin era già stato indagato, dalla scorsa estate, per un incendio doloso che aveva coinvolto alcune vetture di lusso nel salone di proprietà di Ruoso.
«Dopo un’iniziale titubanza - ha spiegato Montrone - l’autore del crimine si è reso conto di aver compiuto una cosa enorme e pare essersi liberato del peso che portava, raccontando quanto avvenuto». 

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