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Il Papa si trasferisce nell'Appartamento - La storia degli alloggi papali dal 1870 a oggi

Il ritorno di un Pontefice nel Palazzo apostolico dopo 13 anni

Il Papa  si trasferisce nell'Appartamento

14 Marzo 2026, 16:37

«Nel pomeriggio di oggi Papa Leone XIV prenderà possesso dell’appartamento nel Palazzo Apostolico, trasferendosi, con i suoi più stretti collaboratori, negli spazi a disposizione dei suoi predecessori». Lo rende noto la sala stampa vaticana.

Anche il nuovo Pontefice rompe con la tradizione, confermando l’intenzione di stabilirsi nella mansarda del Palazzo, collocata tra la terza loggia e il tetto. Gli interventi di ristrutturazione hanno ricavato camere da letto, servizi e una cappellina per la preghiera; sarebbe previsto anche un angolo adibito a palestra. Il Papa vi abiterà con i due segretari, l’italiano Marco Billeri e il peruviano Ivan Rimacuya, giovane sacerdote che lo affianca sin da quando era cardinale. A supporto, alcune suore saranno incaricate della gestione della casa, del guardaroba e della cucina. Leone potrebbe trasferirsi dal Palazzo del Santo Uffizio, dove attualmente risiede, al nuovo alloggio prima di Pasqua o persino nei prossimi giorni. Secondo alcune indiscrezioni, la nuova dimora di Papa Leone XIV è stata descritta come essenziale e sobria.

La storia degli alloggi papali dal 1870 a oggi

Dalla “prigionia” in Vaticano al ritorno nel Palazzo Apostolico: come gli spazi domestici dei Papi hanno raccontato potere, sobrietà e istituzioni

La scena è silenziosa e quasi domestica: un corridoio alto, luce filtrata dai cortili interni, un ascensore che si apre al terzo piano del Palazzo Apostolico. Da una parte, lo storico Appartamento Pontificio con la sua cappella privata; poco più in là, la scala che porta a una mansarda discreta, pensata per garantire privacy e — dettaglio rivelatore — una piccola palestra. Siamo nella Città del Vaticano di oggi, e questa immagine dice più di mille discorsi: gli alloggi dei Papi non sono mai stati solo “case”, ma un linguaggio di pietra e stanze, di ritualità e scelte personali, che dal 1870 a oggi ha raccontato l’evoluzione del papato, della Chiesa cattolica e dei rapporti con l’Italia.

1870: la Breccia di Porta Pia e l’inizio della “prigionia” in Vaticano

Il 20 settembre 1870, con la Breccia di Porta Pia, l’esercito del Regno d’Italia entra a Roma: finisce il potere temporale dei Papi e l’antica residenza papale del Quirinale diventa presto palazzo reale, poi — dal 1946 — sede del Presidente della Repubblica. Il pontefice Pio IX rifiuta la “Legge delle Guarentigie” (1871), si considera “prigioniero in Vaticano” e smette di uscire dai palazzi oltre il colonnato di San Pietro: un gesto che trasforma gli appartamenti non solo in luogo di vita, ma in segno politico. Questa “prigionia” durerà fino ai Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, che riconoscono la Città del Vaticano come Stato sovrano.

1929: Patti Lateranensi, nuove frontiere per una casa-Stato

Con i Patti Lateranensi, il Vaticano assume confini e garanzie; gli alloggi papali tornano a essere la residenza del capo di uno Stato — minuscolo, ma sovrano. È qui che il Palazzo Apostolico consolida la propria funzione domestico-istituzionale: al terzo piano, attorno al Cortile di Sisto V, si distende l’Appartamento Pontificio; al piano nobile, la Biblioteca dove si ricevono capi di Stato e delegazioni; poco distante, gli ambienti storici — dalle Stanze di Raffaello agli Appartamenti Borgia — che raccontano la lunga stratificazione del potere papale. Non è un “appartamento” qualsiasi: è un crocevia in cui il privato del Papa e il pubblico del ministero petrino si toccano, senza confondersi.

Dal Quirinale a San Pietro: la lunga ombra della residenza perduta

Per quasi tre secoli, fino al 1870, molti Papi preferirono vivere al Quirinale, più arioso nelle estati romane. Dopo l’Unità, il palazzo cambia padrone e funzione: prima casa dei Savoia, poi cuore della Repubblica. Eppure, nei suoi spazi sopravvivono i segni della stagione papale: la Cappella Paolina del Quirinale ospita anche quattro conclavi tra Seicento e Ottocento; gli ambienti mantengono tracce di arredi e arazzi d’epoca. Quell’antica “domestica solennità” si trasferisce, dal 1870 in poi, negli appartamenti vaticani.

Il Novecento: tra formalità e villeggiatura a Castel Gandolfo

Nel Novecento, tra Pio XI e Pio XII, gli alloggi pontifici diventano un perno formale della vita di Curia: la residenza scandisce i tempi della giornata e quelli del governo. D’estate, il respiro si allarga sulle colline laziali di Castel Gandolfo, dove il Palazzo Pontificio e le Ville Pontificie offrono al Papa ristoro e discrezione. Questo rito, rimasto invariato per decenni, subisce una svolta con Francesco: dal 2014 i giardini vengono aperti a visite organizzate e, dal 2016, gli appartamenti diventano un museo accessibile al pubblico — un gesto simbolico che rovescia l’idea del “segreto di Stato” restituito alla fruizione comune.

2005: il restyling di Benedetto XVI e l’idea di una casa “di studio”

Il pontificato di Benedetto XVI imprime un’impronta coerente con la sua vocazione di teologo: l’Appartamento viene adattato a una vita di studio e scrittura. La nuova biblioteca — lo scorrere dei dorsi, l’ordine identico a quello della residenza precedente — dice molto dello stile del Papa bavarese, così come gli interventi tecnici che modernizzano un impianto storico. È un alloggio pensato per la concentrazione, ma pienamente compatibile con la solennità del ministero.

2013–2025: la rivoluzione silenziosa di Francesco e la scelta di Santa Marta

Con Jorge Mario Bergoglio, eletto nel 2013, accade l’imprevisto: l’Appartamento è “pronto”, ma il nuovo Papa comunica che resterà, “per ora”, alla Domus Sanctae Marthae. Quell’“ora” diventa un intero pontificato. La motivazione, spiegata dallo stesso Francesco: bisogno di vita comunitaria, rifiuto della solitudine del piano nobile. Concretamente, il Papa utilizza gli ambienti del Palazzo Apostolico per le udienze e l’Angelus, ma dorme e vive nella Suite 201 di Santa Marta. La scelta riscrive — anche visivamente — l’iconografia del potere: non più la “casa alta” del palazzo, bensì la semplicità di una foresteria, senza rinunciare al rigore istituzionale degli spazi ufficiali.

2016: Castel Gandolfo diventa museo, la fine di un’abitudine

Nel frattempo, Castel Gandolfo cambia pelle. Le stanze private dei Papi si aprono ai visitatori nel 2016: il salottino della tv, la sala della musica, perfino le abitudini sobrie dell’ultimo inquilino diventano patrimonio condiviso. È la fine — per ora — dell’uso residenziale estivo da parte del Pontefice. Un’altra scelta simbolica che segna la distanza dalla ritualità del passato e orienta la “casa del Papa” verso la trasparenza.

2025–2026: con Leone XIV torna l’Appartamento, ma guarda alla mansarda

Dopo la morte di Francesco nel 2025, il nuovo pontefice Leone XIV riapre il cantiere del rapporto tra Papa e Palazzo. I segnali, nei primi mesi, sono chiari: rottura dei sigilli dell’Appartamento Pontificio, avvio di lavori agli impianti e ai bagni, l’ipotesi — poi confermata da più fonti — di trasferirsi negli spazi storici del terzo piano. Ma con una novità: l’interesse per una mansarda interna al palazzo, discreta e protetta dagli sguardi, dotata di stanze di servizio, una cappellina e perfino una piccola palestra. Non è solo un dettaglio domestico: è il tentativo di coniugare la dimensione privata con le esigenze di sicurezza e di lavoro di una macchina pontificia che nel frattempo si è fatta più complessa.

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