NAPOLI
(di Nando Piantadosi) (ANSA) - NAPOLI, 16 MAR - A quell'hacker basta un computer collegato al web per mettere a segno colpi da 200-300mila euro al giorno. Semplicemente stando seduto su una poltrona, per conto di questo o di quel clan. Sono 16 le persone legate al clan Mazzarella finite nella rete dei carabinieri e della Dda di Napoli nell'ambito di un'indagine che ha fatto luce sulle frodi informatiche della camorra, che clona i siti web delle banche per svuotare i conti dei clienti. L'hacker, un 25enne - che non figura tra gli indagati - è soprannominato il "polacco". Una sessantina le vittime, tra il 2022 e il 2024. Ad avvalersi delle sue conoscenze è principalmente il clan Licciardi, acerrimo rivale dei Mazzarella, a cui comunque è stato 'concesso' perché, in tempo di pace, il business ha la massima priorità. Dalle indagini è emerso che ad una vittima sono stati sottratti, in un sol colpo, quasi 60mila euro e che in un giorno i malviventi si appropriavano anche di 2-300mila euro, utilizzando due diverse modalità d'azione. Agivano da Nord a Sud dell'Italia, e anche tra Barcellona e Madrid. Tra i destinatari dei 12 arresti (le altre 4 misure sono divieti di dimora in Campania) figurano anche figure apicali del clan Mazzarella. Tra le vittime una dipendente bancaria, riuscita a salvarsi grazie a una provvidenziale telefonata al responsabile della sicurezza del suo istituto bancario. Due i gruppi individuati, uno capeggiato da Ciro Mazzarella, l'altro dal cugino Michele Mazzarella e, poi, da Marianna Giuliano, della storica famiglia di camorra, compagna di Michele. Nella centrale telefonica lavoravano persone capaci di simulare gli accenti dei dialetti di mezza Italia. Sui telefoni delle vittime - grazie allo spoofing, la falsificazione dell'identità - erano visualizzati i numeri di telefono delle banche al posto di quelli della banda. Individuate e bloccate le piattaforme usate per replicare i siti web delle banche, spazi digitali pagati con moneta virtuale. Il funzionamento delle truffe è stato spiegato anche da un collaboratore di giustizia eccellente: "Ingaggiavamo dei tossici per aprire i conti correnti". I dati sensibili "il polacco" li otteneva acquistando "una lista da soggetti che lavoravano in banca". I militari dell'arma, oltre ai 12 arresti in carcere (notificati ad Alberto, Ciro e Michele Mazzarella) e 4 divieti di dimora in Campania (anche a Marianna Giuliano), hanno sequestrato beni per circa un milione di euro. L'indagine documenta anche l'ingresso di un imprenditore avellinese dei trasporti funebri incaricato di reinvestire i profitti delle truffe (in moto e auto di lusso e in orologi Rolex), che aspirava a una base operativa nel suo territorio. (ANSA).
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