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CAGLIARI

Giudici, niente decadenza Todde ma 'violazioni rilevanti' su rendiconti

(v. 'Nessuna decadenza per la governatrice...", delle 14:06 circa)

Giudici, niente decadenza Todde ma 'violazioni rilevanti' su rendiconti

23 Marzo 2026, 15:18

(ANSA) - CAGLIARI, 23 MAR - "Il giudice non può fondare la propria decisione su fatti diversi da quelli contestati dall'amministrazione, pena la violazione del diritto di difesa". Lo hanno ricordato i giudici della Corte d'Appello di Cagliari annullando la decisione del collegio elettorale di garanzia che aveva emesso un'ordinanza-ingiunzione al Consiglio regionale sardo per dichiarare la decadenza della governatrice, che oggi resta al suo posto. Il Tribunale, infatti, aveva riqualificato d'ufficio la condotta segnalata dal Collegio elettorale di garanzia come "omessa presentazione" del rendiconto, ma la Corte ha chiarito che tale mutamento è illegittimo in assenza della procedura corretta: la sanzione della decadenza, si legge in sentenza, può scattare solo "nonostante la diffida a adempiere" entro 15 giorni, atto che il Collegio di Garanzia non aveva mai inviato. Per queste ragioni, la Corte ha "dichiarato la nullità della sentenza impugnata nella parte in cui ha accertato la violazione dell'art. 15, comma 8" (ovvero la norma sulla decadenza). Se la carica è salva, la responsabilità amministrativa è stata invece pienamente confermata. La difesa di Alessandra Todde aveva sostenuto di aver presentato una "dichiarazione a zero" perché tutte le spese erano state gestite dal Comitato elettorale M5S. La Corte ha però respinto questa tesi con fermezza, stabilendo che "i contributi e i servizi forniti da tale Comitato ad Alessandra Todde devono essere giuridicamente qualificati come finanziamenti ricevuti da un soggetto terzo". Secondo i magistrati, il candidato non può schermarsi dietro un comitato, specialmente se questo raccoglie fondi da privati. La sentenza sottolinea che l'uso di un comitato come intermediario "ha interrotto la catena di tracciabilità, generando una lacuna informativa". In merito ai finanziamenti ricevuti tramite piattaforme online, i giudici hanno rilevato che "non è stato possibile collegare in modo univoco le singole donazioni ricevute tramite PayPal con specifici accrediti sul conto corrente", rendendo impossibile verificare come tali somme siano state realmente impiegate. Nel confermare la multa di 40mila euro, la Corte ha definito le violazioni come "sostanziali e rilevanti", tali da aver "vanificato totalmente le finalità di trasparenza della legge". L'importo è stato ritenuto "pienamente proporzionato e congruo", poiché la condotta ha "minato alla base i principi di trasparenza e controllo delle spese elettorali". (ANSA).

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