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Campobasso

Avvelenate con la ricina, caccia al killer di madre e figlia

Accertamenti anche sul dark web, attesa per gli esami del sangue del marito

Avvelenate con la ricina, caccia al killer di madre e figlia

01 Aprile 2026, 20:19

Nuovi interrogatori e un nuovo sopralluogo nella casa dove le due donne sarebbero state avvelenate. Passa attraverso questi nuovi passaggi l’inchiesta che punta a fare luce sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, dopo la svolta arrivata con la nuova ipotesi di reato: duplice omicidio premeditato mediante avvelenamento.

La Squadra Mobile di Campobasso, guidata da Marco Graziano, che segue il caso dall’inizio, è al lavoro per capire chi abbia potuto procurarsi la ricina e in che modo sia poi riuscito ad avvelenare le due donne, probabilmente proprio nella casa di famiglia a Pietracatella, causandone la morte.

Con ogni probabilità saranno di nuovo sentiti anche Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, e sua figlia Alice. Nell’abitazione invece gli specialisti della Scientifica andranno a cercare tracce dello stesso veleno individuato dal Centro specializzato di Pavia nel sangue di Sara e Antonella.

Attesa anche per un altro elemento importante: presto agli investigatori arriverà l’esito di altri accertamenti che diranno se tracce di ricina erano presenti anche nel sangue di Gianni Di Vita (che dopo la morte della figlia e della moglie fu ricoverato allo Spallanzani di Roma sempre per sospetta intossicazione).

Intanto si continua a scavare nella vita di parenti e conoscenti delle vittime alla ricerca di possibili moventi o indizi e si indaga anche in rete, e in particolare sul dark web, la parte sommersa dove avvengono attività illegali. La pianta dalla quale proviene il veleno si troverebbe anche in Basso Molise e gli agenti hanno anche fatto informalmente verifiche in alcuni negozi della regione. La ricina, che è molto citata in diverse serie tv, soprattutto americane, come Breaking Bad, e in passato, negli anni Settanta, fu utilizzata anche dal Kgb per assassinare un giornalista bulgaro. Dai semi della pianta si estrae anche olio, utilizzato soprattutto dall’industria cosmetica. Alcuni prodotti sono facilmente reperibili - i semi della pianta sono in vendita anche sui portali più popolari di commercio online - ma solo dopo un particolare e complicato trattamento, si può arrivare ad ottenere la tossina micidiale, i cui effetti diventano letali anche in dosi minime.

Sul fronte giudiziario intanto si è appreso che c'è un solo fascicolo di indagine sul caso di Pietracatella ed è alla procura di Larino per duplice omicidio premeditato. Il fascicolo più vecchio sulla vicenda, quello che ipotizza l’omicidio colposo e nel quale sono indagati 5 medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, nei giorni scorsi è stato trasferito alla procura frentana che gestisce dunque ora la vicenda con unico fascicolo.

Il passaggio di competenza è anche dovuto al fatto che il reato più grave di quelli ipotizzati è avvenuto a Pietracatella, luogo del possibile avvelenamento, ed è anche avvenuto prima rispetto all’ipotesi di omicidio colposo: le donne si sono sentite male nelle ore precedenti il Natale, i decessi sono invece avvenuti tra il 27 e il 28 dicembre.

Proprio sul fronte dei medici indagati, i legali ora puntano a far definitivamente tramontare le accuse nei confronti dei loro assistiti. «Si tratta di un qualcosa che è avvenuto prima dell’arrivo in ospedale e forse neanche combattibile in Pronto soccorso - ha osservato uno dei legali, Domenico Fiorda, a proposito dell’ipotesi avvelenamento -. Quindi, sicuramente i medici non hanno responsabilità tanto più che, come abbiamo sempre detto, loro hanno osservato il protocollo per quelli che erano i sintomi con i quali le due donne si erano presentate al Cardarelli». «Quella tipologia di avvelenamento - aggiunge Fabio Albino, anche lui legale di uno dei medici indagati - non si poteva scoprire in quella fase, quindi ci aspettiamo una archiviazione».

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