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Cos'è il droplet e come tenere le distanze di sicurezza

Il termine significa «gocciolina» e indica il criterio di avere uno spazio di sicurezza per fronteggiare il coronavirus

02 marzo 2020, 09:26

Cos'è il droplet e come tenere le distanze di sicurezza

La nuova parola-chiave nell’emergenza coronavirus è ora «droplet». Il termine inglese si può tradurre letteralmente con «gocciolina» ma in realtà indica il criterio di tenersi alla giusta distanza affinché le «goccioline di saliva» che disperdiamo nell’aria, starnutendo e tossendo, ma anche soltanto parlando, non arrivino agli altri. E quindi per consentire di riaprire i luoghi attualmente chiusi per precauzione, dalle scuole alle chiese, dai bar ai cinema, la parola d’ordine sarà proprio droplet, che è calcolata in almeno un metro di distanza.

Una delle prime applicazioni pratiche si è vista, per esempio,  ieri mattina in Vaticano per gli ingressi a Piazza San Pietro per l’Angelus del Papa. I controlli erano effettuati uno per volta mantenendo la distanza di almeno uno-due metri l’uno dall’altro. 
Potrebbe essere così nelle chiese con i posti da occupare nei banchi già assegnati con il metro di distanza. Ma indicazioni simili potrebbero interessare ristoranti, mercati, centri commerciali, bar e potrebbero essere utilizzati finanche per salire su una funivia, considerato che le zone rosse per il coronavirus sono anche le regioni che ospitano alcune delle più belle stazioni sciistiche d’Italia.

La misura anti-assembramenti è una delle novità, contenuta nella bozza del nuovo dpcm, il decreto del presidente del consiglio dei ministri, almeno per i luoghi pubblici delle province «rosse». Nella bozza del documento vengono indicate le province di Bergamo, Lodi, Piacenza, Cremona e nelle città di Savona e Pesaro-Urbino. Ma  sono  interessate a questo nuovo parametro di comportamento complessivamente la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna.
Una indicazione, questa, che sotto un profilo medico potrebbe fornire i sufficienti margini di sicurezza per contenere i contagi da coronavirus ma che, commentano in molti, anche alcuni sindaci, non è per niente facile da osservare. 

La misura non può non richiamare alla mente il titolo di un recente film di successo, soprattutto tra gli adolescenti: «A un metro da te». Era la distanza che i giovanissimi malati protagonisti del racconto strappalacrime dovevano tenere per evitare un peggioramento delle loro condizioni di salute.