Lettera al direttore
Egregio direttore, vorrei esprimere, con grande amarezza, il mio totale disaccordo con le affermazioni riportate nell’articolo della Gazzetta di Parma del 16 febbraio in cui l’assessora Paci replicava alle parole della consigliera Roberta Roberti.
Questo è un numero esagerato se si pensa che ultimamente il numero totale dei gatti presenti oscilla sempre tra 60/70. Tengo a precisare che sono otto mesi e cioè dal 2 luglio 2021 che manca un effettivo staff sanitario e sono circa tre anni che il numero dei veterinari presenti nel gattile/canile è ridotto e insufficiente a coprire tutte le reali necessita’ della struttura.
E’ vero che i gatti presenti a Vicofertile sono malati di felv/fiv (leucemia e aids felino) ma è altrettanto vero che sono mesi che nessun veterinario si reca in visita all’interno dell’oasi.
Tutto è quindi lasciato al buon cuore e all’esperienza degli operatori e dei volontari che cercano di capire e di segnalare se qualche gatto peggiora il suo stato di salute ma non sempre ciò è possibile. Quindi proprio perché questi gatti sono più fragili andrebbero seguiti di più e meglio in modo da migliorare a allungare la loro vita.
Io non sono una politica e non voglio parlare di leggi,di numeri, di percentuali ecc…. ma voglio parlare di cose concrete vissute quotidianamente con il cuore. Ogni volta che troviamo un gatto morto e ultimamente succede spesso, per noi è un enorme dolore perché forse se fosse stato assistito in tempo magari con un semplice antibiotico, avrebbe potuto correre ancora nel prato con gli altri sui amici.
Inviterei i responsabili delle istituzioni comunali a frequentare più spesso queste strutture per rendersi conto di persona della realtà di tutti i giorni lasciando un attimo da parte i fogli con dati che spesso non coincidono neppure con le reali esigenze degli animali. In questo modo forse capirebbero che queste creature non sono solo dei numeri di una situazione considerata «fisiologica» ma che ognuno di loro ha un nome e una storia a volte molto brutta alle spalle ed ha diritto ad essere curato e non di morire per disattenzione o per mancanza di cure tempestive e adeguate.
Collecchio, 17 febbraio
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