LETTERA AL DIRETTORE
Gentile direttore,
tenere in giardino, senza controllo, un branco di quattro-cinque cani peraltro anche affamati, è come disseminare lo stesso giardino di mine antiuomo: chi varca questa soglia è un uomo morto!
Gazzetta: «Sbranata dai cani nella villa di un amico». Il grave episodio che è avvenuto a Latina rappresenta molto bene il grado di irresponsabilità di chi detiene con troppa leggerezza i cani senza conoscerne il comportamento e l’eventuale pericolosità.
I cani quando sono in branco e senza alcun controllo da parte del padrone possono rappresentare una seria minaccia per chiunque si trovi nella condizione di doverli affrontare. Il branco infatti rassicurando i suoi componenti che si sentono protetti dai propri simili, può finire per seguire un preciso codice di comportamento facendo riemergere un pericoloso istinto di caccia e una altrettanto pericolosa difesa del proprio territorio.
Nei branchi di cani tenuti in cattività si forma una vera e propria gerarchia che può portare il capobranco ad ordinare un attacco verso chiunque si avvicini a loro. Ben diversa, è bene chiarirlo, la situazione negli animali selvatici come ad esempio nei lupi.
Questi predatori, avendo ben impresso nel loro DNA che l’uomo non è una preda ma lui stesso un predatore da cui tenersi ben distanti, nemmeno in branco e affamati si spingerebbero ad attaccarlo preferendo sempre la fuga.
Ma, ahimè, le continue aggressioni di cani ai danni dell’uomo con conseguenze anche gravissime non fanno più notizia, mentre le ipotetiche o false aggressioni di lupi nei nostri confronti continuano a destare molta impressione a causa dell’immagine distorta che ci portiamo dietro fin dai tempi dell’infanzia e che ci spinge a considerare pericoloso ciò che invece per noi non lo è.
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