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LETTERA AL DIRETTORE

Elena Del Campo straordinaria maestra

lettera al direttore

15 Aprile 2025, 16:24

Egregio direttore,
questo scritto è un doveroso ricordo e pensiero di riconoscenza verso un'insegnante di ottant'anni fa, che avrebbe almeno qualche cosa o forse tanto da insegnare anche ai nostri giorni.

A fine guerra, a ottobre 1945, anche le scuole elementari ripresero vita, ricomponendo le varie classi pure a Fornovo. Una classe quarta era composta da ragazze che, non raggiungendo il numero minino di studenti prescritto, fu integrata con otto ragazzi scelti tra i tanti dall'insegnante, la signora Elena Del Campo vedova Marchini, di Parma.

La maestra Del Campo era alta di statura, di corporatura magra, direi esile. Era sempre elegante, compita, col cappellino e veletta, con un comportamento che, seppure modesto, rivelava un'origina di una certa nobiltà (si diceva fosse marchesa). Aveva un fratello, celebre direttore d'orchestra. La maestra Del Campo aveva insegnato a Fornovo a più generazioni. Arrivava da Parma, servendosi del tram che faceva questa linea più volte al giorno. utilizzandolo anche per il ritorno. L'orario delle lezioni era spezzato: dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 16. Noi alunni si andava a desinare a casa, ma le insegnanti non di Fornovo? La nostra si era portata da casa un fornelletto funzionante a metà (combustibile solido in tavolette a bruciatura lenta), si cuoceva un uovo nel tegamino, pane e forse... niente altro, dissetandosi al bar... del lavandino. Erano tempi ancora quasi da libro «Cuore».

Oltre a una notevole capacità nell'insegnamento, era paziente, esigente, comprensiva, era dotata di una straordinaria sensibilità educativa, che calava anche nelle piccole cose della vita di ogni giorno. "Quando siete a tavola - ci diceva - prima di bere pulitevi le labbra col tovagliolo: stanno così male quei segnacci di unto sul bicchiere!". Oppure: "Se siete accaldati e assetati, bevete adagio, ma soprattutto bagnatevi e rinfrescatevi i polsi delle mani, le stesse vene che da lì passano vanno al cuore e quindi rinfrescano tutto il corpo".

Un nostro compagno, un po' svogliato, otteneva di frequente voti insufficienti nei compiti da mostrare a far firmare da un genitore. Stanco degli inevitabili rimproveri paterni, trovò un compagno di classe, amico da sempre, che si prestò di imitare, pensavano credibilmente, la firma del padre. La storiella durò poco. Un giorno a fine lezioni la maestra pregò i due di fermarsi con lei: immaginarono e temettero una solenne ramanzina e invece... rivolgendosi all'amico «benevolo» così gli disse: "Vedi, ho apprezzato molto l'amicizia che hai manifestato a lui (l'altro. ndr), l'amicizia è un grande sentimento, però in questo caso è bene - rivolgendosi all'altro - che i tuoi genitori sappiano e quindi possano aiutarti di più".

Un giorno ci raccontò un episodio curioso che le era capitato: "A fine lezioni scolastiche andai come al solito a prendere il tram. Salita sulla carrozza vidi che i posti a sedere erano occupati in prevalenza da giovani. Mi accinsi ad attendere con pazienza e speranza che qualcuno scendesse, quando un signore di Fornovo, poco meno anziano di me, si alzò e mi pregò di occupare il suo posto. Accettai molto volentieri e lo ringraziai ad alta voce. Tutti udirono, ma nessuno si mosse!". Pensate quale lezione di vita, di comportamento, di rispetto per una donna, da parte di un anziano, per quei giovani.

Dopo qualche giorno raccontai il fatto a tavola e con mia sorpresa appresi che l'uomo che aveva ceduto il posto era mio padre, che lei già conosceva. Con curiosità mi chiesi come mai mio padre non mi avesse raccontato il fatto e la maestra non avesse rivelato il nome. Mi resi conto poi che per mio padre fosse un comportamento naturale di educazione; per la signora maestra un modo per farne un profondo anonimo insegnamento per tutti, indistintamente. Forse non voleva che io mi inorgoglissi ed evitare anche che i miei compagni mi considerassero un privilegiato, un «cocchino», qualora avessi, seppur giustamente, meritato un bel voto.

Un riconoscente, quasi novantenne, ex alunno.

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