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lettera al direttore

Sistemiamo quello che non funziona

Lettera al direttore

Lettera al direttore

19 Marzo 2026, 20:20

Egregio direttore, il referendum è uno degli strumenti più significativi della partecipazione democratica: attraverso il voto i cittadini sono chiamati a esprimersi direttamente su questioni che incidono sul funzionamento delle istituzioni e sull’equilibrio dei poteri dello Stato.

Un momento di responsabilità in cui il popolo italiano è chiamato a riflettere sul proprio futuro e sul modello di democrazia che intende portare avanti.
Il referendum del 22 marzo sulla riforma della Giustizia si inserisce proprio in questa prospettiva, perché un sistema giudiziario efficiente, trasparente ed affidabile costituisce un elemento fondante in uno Stato democratico, per garantire la certezza del diritto, tutelare i diritti individuali e, di conseguenza, favorire la coesione sociale della Nazione.
Per ottenere una giustizia migliore, occorre un “Sì” alla separazione delle carriere, affinché le differenti funzioni tra giudici e pubblici ministeri siano esercitate in maniera distinta, per rafforzare l’equilibrio tra accusa e difesa, così come la separazione degli organi di autogoverno e alla riformulazione del sistema che si occupa delle sanzioni nei confronti dei magistrati, per assicurare una maggiore autorevolezza ed efficienza della giustizia, per accrescere la fiducia nell’imparzialità e nella meritocrazia del sistema giudiziario e per rafforzare le tutele, sia per chi opera nella giustizia che per i cittadini.
In questa prospettiva, la riforma della Giustizia è un passaggio importante per garantire un migliore equilibrio tra i poteri dello Stato, tempi più efficienti e una maggiore responsabilità nell’esercizio delle funzioni pubbliche.
Il voto del 22 marzo sulla riforma della Giustizia è un traguardo epocale, importante per il futuro delle istituzioni e per la qualità della nostra democrazia e ricordiamoci che non si vota sul Governo Meloni, si vota sulla riforma della Giustizia, una svolta che l’Italia attende da decenni.
Chi vota Si non vuole assolutamente liberarsi della magistratura ma sistemare quello che non funziona.


Parma, 18 marzo

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