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LETTERE AL DIRETTORE

Referendum, voto per la Costituzione

Lettera al direttore

Lettera al direttore

28 Marzo 2026, 09:38

Egregio direttore,
mentre la vittoria del «no» scuote la maggioranza di governo, il dato che colpisce maggiormente – che appare in controtendenza rispetto ai nostri tempi – è il ritorno degli italiani alle urne.
Un ritorno tutt’altro che scontato, alla luce dell’esito di precedenti consultazioni referendarie, e che non può essere attribuito soltanto alla forte politicizzazione di questo voto nelle ultime settimane.
Il referendum sulla giustizia non ha decretato la sconfitta del governo Meloni né la vittoria di un fronte allargato del centro-sinistra.
Ha piuttosto riportato al centro una questione più profonda: il sentire comune dei cittadini, che percepiscono il rischio di un uso arbitrario del potere politico e rivendicano la solidità del nostro patto costituzionale.
Nessuno teme che la Costituzione possa venir meno; ciò che inquieta è la sua progressiva perdita di autorità e la continua erosione del suo impianto valoriale.

La nostra Carta appare sempre meno come fondamento e sempre più come strumento, non come ordine ma come opzione modificabile. Eppure, quando ciò accade, qualcosa di antico si ridesta: la coscienza civile, spesso ritenuta dispersa nel nichilismo contemporaneo, torna a farsi sentire.
In un clima intellettuale intorpidito, dove si sospetta di ogni fondamento religioso o ideologico, il popolo ha riaffermato un principio semplice e radicale: la Costituzione è il luogo in cui si fonda l’universalità del diritto e rappresenta un valore non negoziabile.
Non è solo un’organizzazione funzionale dello Stato, ma l’espressione di una giustizia che partecipa a un ordine superiore, posto alla base del nostro vivere associato. Senza questo riferimento essenziale, la stabilità è solo apparente e l’ordine rischia di scivolare verso forme striscianti di oppressione. La vittoria del «no» manda un messaggio chiaro: il potere politico è al servizio della cosa pubblica e dell’ordine inscritto nella Carta costituzionale; non può porsi l’obiettivo di ridefinire arbitrariamente una nuova gamma di valori che superi quelli condivisi.
La Costituzione resta l’ultimo argine, la diga che impedisce il dissolvimento del sentimento civile comune. È la forza razionale nata dalle macerie del Novecento, pensata per evitare che qualsiasi forza politica possa arrogarsi il diritto di essere la misura dello Stato. La politica che si fa potere non crea il diritto; difendere la Costituzione significa impedire che essa venga ridotta a tecnica o a mera retorica. Per questo il referendum ci insegna qualcosa di raro: che anche nella sconfitta di una parte può manifestarsi la vittoria di tutti.

Colorno, 24 marzo

© Riproduzione riservata

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