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Lettere al direttore

Cani e Orienteering ai Boschi di Carrega

Cani e Orienteering ai Boschi di Carrega

14 Aprile 2026, 10:20

Gentile direttore,
sottopongo all’attenzione dei lettori e degli enti competenti un’evidente contraddizione nella gestione del Parco Regionale dei Boschi di Carrega, che solleva dubbi sulla coerenza delle attuali misure di tutela ambientale e sanitaria.
Com'è noto, all'interno del Parco vige un divieto tassativo di accesso per i cani su quasi tutta la sentieristica interna. Tale restrizione viene ufficialmente motivata con la necessità di non arrecare stress olfattivo alla fauna selvatica e, non da ultimo, come misura di prevenzione per il contenimento della Peste suina africana (Psa). Tuttavia, questo rigore sembra venire meno in occasioni particolari.
L'11 aprile il Parco ha ospitato la Coppa Italia di Orienteering, una manifestazione che ha portato nei boschi centinaia di partecipanti (poco meno di 800). Questa disciplina, per sua natura, non si limita al transito sui sentieri battuti, ma spinge gli atleti a correre nel sottobosco alla ricerca delle lanterne, proprio nelle zone più sensibili dove la fauna cerca rifugio e dove il rischio di farsi veicolo del virus della Psa attraverso le suole delle scarpe è massimo.
Sorge quindi spontaneo un interrogativo: com'è possibile che il passaggio di un singolo cane, condotto con rispetto e prudenza, rigorosamente al guinzaglio lungo i sentieri, sia considerato una minaccia intollerabile, mentre il calpestio frenetico di centinaia di corridori che setacciano il cuore del bosco sia ritenuto compatibile con le medesime finalità di tutela? A questo si aggiunge la libera circolazione delle biciclette: non è raro incontrare gruppi numerosi e chiassosi che sfrecciano sui sentieri senza il minimo rispetto per la tranquillità delle altre persone né per gli animali selvatici.
Sembra quasi che si usino pesi e misure diversi a seconda di chi frequenta il bosco.
Se il Parco è un ecosistema così fragile da richiedere il divieto per i cittadini con cani al seguito e al guinzaglio, non dovrebbe esserlo a maggior ragione per competizioni di massa che impattano pesantemente sul sottobosco né tantomeno dovrebbe essere concesso l'ingresso dei ciclisti in gruppo al di fuori delle strade asfaltate. La tutela della natura è un valore condiviso, ma rischia di perdere credibilità quando si trasforma in un paradosso così palese agli occhi dei cittadini.

Mario Serio

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