Il regista Francesco Barilli,ha rievocato la vita di Giovannino Guareschi, «lo scrittore mai sorto» (come lo chiamarono i suoi, accecati, detrattori) inventore geniale di un mondo piccolo in cui parlavano persino i crocifissi, terra piatta dove i tramonti esplodevano violenti come un melodramma.
E poi il «Candido», patria dell’anticonformismo, il bicarbonato a manciate e le notti insonni (ricordate anche da Giorgio Torelli) a scrivere e pensare, affannarsi e disegnare. Fino al successo planetario dei film, quando il cinema sbarcò a Brescello, tra comparse mancate e incassi stratosferici: e un Cristo che parla (in inglese con la voce di Orson Wells…), «idea geniale», come la definisce anche Roberto Campari.
Un gigante, Guareschi, sotterrato anzitempo dai partiti (la detenzione a San Francesco, in una cella «dove era sempre primavera») e malvisto dagli intellettuali: fenomeno di massa e di coscienza che rivive nel film (prodotto da Comune, Provincia, Banca Monte Parma, Fondazione Monte di Parma) che Barilli (in procinto di guidare la scuola di documentario che sorgerà nella nostra città) ha realizzato per Mup editore. Restituendo allo schermo un autore che poteva portare i suoi baffi a naso alto, capace di parlare agli uomini semplici, alla gente comune che nel giorno dell’addio non si dimenticò di dirgli grazie. A differenza di tanti altri, dai nomi altisonanti, che si girarono dall’altra parte, sbattendo in faccia alla sua morte la porta dell’indifferenza. Poco male: gli «altri», come scrisse qualcuno che lo conosceva bene, non contano. Nemmeno 40 anni dopo.
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