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Vettel: "E' stato bello Ferrari, non cancellerei nulla"

Vettel: "E' stato bello Ferrari, non cancellerei nulla"

28 Novembre 2020,09:30

Ancora tre gare sulla sua Ferrari, poi Sebastian Vettel e il team di Maranello chiuderanno una storia lunga sei anni. Sognava il Mondiale in "rosso", così non è andata e il tedesco, pronto a vivere il Gp numero 116 con il Cavallino in Bahrain, guarda avanti. Ha vinto 14 Gran Premi, dopo Schumacher e Lauda è il pilota più vincente della Ferrari. "Non male, ma il bilancio poteva essere più ricco: 14 è solo un numero, conta poco", dice Vettel in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Nel 2014 l’arrivo dopo la telefonata di Sergio Marchionne. "Mi disse 'Perchè non costruiamo qualcosa insieme, le va di aiutarci a riportare la Ferrari a vincerè. Gli dissi di sì. C'era tanta speranza. Anche da parte mia. Sin da bambino il Cavallino era un mito, grazie all’eredità di Michael". Aveva vinto 4 Mondiali con la Red Bull, ma l’emozione della prima volta in Ferrari non la dimentica. "Il 29 novembre del 2014, a Fiorano. Ero emozionato, ma anche concentrato sul programma intenso. Avevo già girato lì con la Toro Rosso, ma con la Rossa cambia tutto. Non lo dimenticherò mai. Le vittorie più belle? Malesia 2015, seconda gara, un inizio stupendo. E Montecarlo 2017".


"Di certo - aggiunge - la mia uscita dal team non ha agevolato, non era la stessa situazione di prima. Eppure ci provavo, soffrivo in qualifica e poi in gara restavo bloccato nel traffico. Ma anche quest’esperienza mi ha fatto crescere, ora sono molto più positivo rispetto a 4-5 mesi fa. Guardo avanti: 3 Gp ancora con la Ferrari per far bene e poi la nuova sfida. So che mi divertirò con l’Aston-Martin, mi aspetto belle cose. Il Mondiale? Ora può vincerlo solo chi guida una Mercedes. Ma abbiamo il potenziale per stupire. E poi nel 2022 cambieranno le regole, mai dire mai". Con sè non avrà Adami, il suo ingegnere di pista. "Penso che resterà qui, è un amico, uno di quelli che rappresenta i valori della Ferrari, se il marchio è unico è perchè c'è gente così a Maranello". Di Leclerc dice che "è il più promettente. Sarà una delle future stelle. Sarei sorpreso se non lo diventasse". Di Hamilton che oltre al talento ha di speciale "volontà, impegno, dedizione". E poi parla degli Schumacher. "Mick è Mick e Michael è Michael. E’ forte, farà strada, a differenza di tutti non lo collego al cognome perchè so che cosa vuol dire. Mi rende un pò triste che Michael non possa essere qui a festeggiare i successi del figlio. Non so quanti altri piloti avrebbero gestito una carriera come ha fatto Mick". Della sua avventuir in Ferrari non cancellerebbe "nulla. Sono state emozioni, sempre: belle o brutte. La Ferrari mi lascia un patrimonio immenso di amicizie, di valori umani, ricordi, persone che mi accompagneranno sempre, anche se lontane". 

Parla di Marchionne ("Un uomo molto potente, a volte impetuoso, aveva tanta influenza anche sulla F1. Non era un tipo facile, con lui era difficile discutere. Ma tutti lo rispettavano. La sua scomparsa è stata uno choc per noi"), di Arrivabene ("Da fuori non è stato compreso, ha avuto un ruolo molto importante nel rilancio. Mi sono trovato subito bene con lui e ho imparato molto") e di quello che poteva essere e non è stato. "Nel 2017 la macchina era molto competitiva. L’anno successivo avevamo un pacchetto migliore, con più potenziale. Non siamo stati capaci di svilupparlo per la fase finale del campionato, per questo non abbiamo vinto. Rimpianti? No, le cose succedono per un motivo. Nel bene e nel male". Nel 2019 l’arrivo di Charles Leclerc, ma il monegasco con la fine del rapporto con la Ferrari "non c'entra. Dopo i picchi del 2017 e 2018, l’anno scorso non c'è stata progressione e quest’anno è stato ancora più complicato. Eppure abbiamo spinto tanto per tornare competitivi. Però non ragiono sugli alti e i bassi: sono stato parte di questa squadra per sei anni ed ero il primo a voler dare una mano per recuperare". Non si è sentito tradito da Binotto per il mancato rinnovo del contratto. "Sono abbastanza anziano per capire e accettare le decisioni. Ho avuto un lungo periodo per riflettere sul dopo. Non porto rancore, non sono il tipo". 

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