Il test
Guardando l’istogramma che riassume le vendite del brand cinese Omoda & Jaecoo la crescita è impetuosa. Ma è solo osservando da vicino la voce alla base dell’asse delle ascisse che si trasecola: ogni barra rappresenta un mese, non un anno. Sono bastati 18 mesi per schizzare dal nulla a oltre il 2% di quota mercato a colpi di Suv (più fighetti quelli Omoda, più offroad quelli Jaecoo) tanto che non stiamo a ripetervi per l’ennesima volta chi sia Omoda & Jaecoo, ormai sbarcata anche a Parma nell’universo di Zatti.

Certo, i cinesi giocano con regole tutte loro, partono da costi di almeno il 20% inferiori, hanno spesso aiuti governativi, sfruttano le debolezze legislative europee (nonostante timidi dazi). Ma a chi ha bisogno di un’auto grande per la famiglia tutto questo interessa poco. E la realtà delle cose ci dice che la nuova puntata delle Serie di successo Omoda si chiama Omoda 7 SHS-P, ovvero un Suv di 4 metri e 66 dal design di rara pulizia, forte di un sistema full hybrid e pure ricaricabile (la P sta per quello), con un’autonomia di 1200 km, comodo come il salotto di casa, di buona manifattura, zeppo di tecnologia e - rullo di tamburi - un costo mostruosamente più basso non solo rispetto ai “premium” europei (la triade tedesca, per capirsi) ma anche a tanti competitors europei e asiatici. Qui al lancio si parte da 34.900 euro, ma anche a listino pieno per la versione Premium con 41.900 euro ci si porta a casa un signor Suv con cerchi da 20”, tetto panoramico, telecamera, head up display, Adas di ogni tipo, 279 Cv... Un colpo basso al mercato? Fate voi.

Mentiremmo se dicessimo che non c’è differenza a bordo tra un’europea premium e Omoda, ma è molto ridotta rispetto a un tempo. Intanto perché su tutta la parte elettronica la Cina non ha alcun gap da colmare. E ormai anche design e qualità degli assemblaggi sono cresciuti. I sedili, tutti con poggiatesta regolabile anche dietro, sono poltrone con ogni tipo di regolazione (e pure riscaldabili), semmai disturba l’ingombrante tunnel centrale, comodo per riporci tante cose ma l’effetto è un po’ claustrofobico. E anche la posizione del volante non è quella di una Bmw, ma - di nuovo - se il feeling è sempre «morbido» come usa ad Oriente, la performance su strada ci restituisce un’ottima risposta dalle sospensioni, McPherson all’anteriore e Multilink al posteriore. C’è anche l’effetto wow, per chi lo cerca: il touchscreen generoso di 15”6 può scorrere lungo la plancia. Sì, può finire anche davanti al passeggero. Sarà davvero utile? Nel dubbio, la trovata è di quelle che fanno centro.

Il look è notevole: frontale con calandra «annegata» di grande effetto, muscolature laterali e grande dinamismo e pulizia nel complesso.
Il powertrain - complicato da riassumere ma facilissimo da usare - combina un 1.5 benzina ciclo Miller con un motore elettrico di trazione e uno dedicato alla ricarica della batteria da 18,4 kWh. Si può ricaricare per percorrere in puro elettrico tra 92 e 128 km (ciclo combinato e urbano) ma il bello del sistema è che sfrutta al meglio le varie combinazioni. A batteria scarica (cosa che non succede sostanzialmente mai) Omoda 7 SHS-P consuma comunque 6 litri per 100 km. Prestazioni oneste: i 279 Cv fanno accelerare da 0 a 100 in 8”4, la velocità massima è di 180 km/h. Il colpo del ko? La garanzia: 8 anni o 160mila km.
CI PIACE
Design filante: il frontale strega, piace il posteriore coi gruppi ottici a saetta. Seduta comoda anche dietro, dotazione molto completa, buoni materiali, ampio bagagliaio (537-1294 litri). Prezzo imbattibile
NON PIACE
Volante un po’ troppo morbido. Prestazioni non sportive. Trazione solo anteriore. Ingombrante il tunnel centrale che toglie un po’ di spazio alle ginocchia
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