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Automotive, accordo con l'India: ecco perché la vera partita non si gioca sull'export

Auto: mercato Europa cresce del 12,2% a febbraio

02 Febbraio 2026, 16:02

L'accordo di libero scambio siglato la scorsa settimana da Unione Europea e India - al di là di testimoniare un ruolo finalmente di primo piano di Bruxelles sullo scacchiere del nuovo multilateralismo - apre prospettive molto interessanti per l'automotive europeo che ha bisogno come il pane di nuovi orizzonti. Il mercato indiano è il terzo al mondo con circa 4,5 milioni di auto, ed è stimato in crescita a 6 milioni entro il 2030 e diversi costruttori continentali (Volkswagen, Mercedes, renault) ci hanno già messo piede prima dell'accordo. I termini li avete letti tutti: i dazi sulle auto scenderanno dal 110% al 10% nell'arco di un decennio con una quota di 250mila veicoli l'anno e una riduzione immediata al 35%. Ma non è questo il nodo nevralgico in un mercato dove oggi l'Europa conta meno del 4%. La partita vera si gioca sulla componentistica: nell'accordo sono infatti previste altre 75mila auto che vengono divise in parti e assemblate in India con dazi ridotti dal 16,5 all'8,25% e il settore dei ricambi sarà completamente liberalizzato.

In sostanza: non è solo l'export di vetture finite che interessa i costruttori europei, quanto la possibilità di assemblare in India, stringendo accordi di filiera (che possono estendersi anche a batterie e veicoli elettrici) e soprattutto divincolandosi dall'abbraccio tossico della Cina. L'India offre almeno tre vantaggi competitivi rispetto a Pechino: un ordinamento più democratico con regole chiare, conoscenza della lingua inglese, costo del lavoro del 15/20% più basso. Ecco che si apre una prospettiva interessante soprattutto per l'alto di gamma facendo leva sulla crescita di reddito degli indiani. Il rovescio della medaglia è che sono stati azzerati i dazi anche per le auto indiane importate in Europa, con una quota consistente di 625mila veicoli: il rischio è che le utilitarie europee trovino ulteriore concorrenza sul prezzo. Una minaccia per un marchio come Fiat che - ironia della sorte - per primo motorizzò l'India negli anni '50 con le concessioni a Premier Automobiles per la 1100. Altri tempi...

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