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Tesla, dall'auto ai robot: la fine di un'epoca
Dalla pietra miliare della mobilità elettrica alla corsa ai robot: come l'integrazione verticale di BYD e i costi delle batterie spingono Musk a cambiare rotta
Il 30 gennaio 2026 potrebbe essere ricordato come una tappa cruciale nella storia dell’automotive. Quel giorno Elon Musk ha annunciato la fine dell’avventura di Tesla Model S (e di Model X) per fare posto alla produzione di robot umanoidi. L’auto che più ha rivoluzionato la mobilità elettrica segnando una pietra miliare nella storia dell’automotive (come in passato Ford Model X, il maggiolino Volkswagen, Citroen DS, Fiat 500, Smart) esce di scena, lasciando la ribalta ai robot, la nuova frontiera non solo dei visionari come Musk ma anche di solidi imprenditori come i coreani del Gruppo Hyundai: il presidente José Munoz si è detto di recente molto preoccupato dalla lentezza del Gruppo nel raccogliere le sfide su robot e macchine volanti. Mentre siamo ancora qui a parlare di transizione energetica il mondo sembra già proiettato alla transizione dalle quattro ruote a robot più evoluti di quelli di Guerre Stellari.
Ma probabilmente a spingere Musk verso territori nuovi (dallo spazio all’AI) lasciando indietro l’automotive (da anni Tesla. On sforna modelli nuovi) non c’è solo il desiderio di nuovi orizzonti di sfida ma anche la consapevolezza della enorme difficoltà a competere con la Cina, in particolare sul fronte delle batterie. Wang Chuanfu, presidente di BYD, ha irriso la concorrenza nei giorni scorsi dicendo di avere tre/cinque anni di vantaggio sui car Makers occidentali non tanto per le strabilianti vendite quanto per il fatto di non doversi affidare a fornitori esterni perché BYD costruisce praticamente tutto da sola, dai semiconduttori alle batterie. Tesla invece sulle batterie, dopo essere riuscita a sfruttare al meglio nel corso degli anni quello che offriva il mercato, oggi fa sempre più fatica a essere competitiva, anche come costi, in un mercato interno (quello americano) stretto tra i dazi sulle importazioni cinesi e la necessità di agevolazioni fiscali per sostenere la produzione di batterie che resta ancora, irrimediabilmente, molto più cara che in Cina.