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Foto d'archivio
Prendiamo i primi dieci mercati automobilistici europei e facciamo due conti sulle quote di veicoli elettrici venduti nel 2025.
Nel nord del continente ci sono esempi clamorosamente «virtuosi», come la Norvegia che spiazza con un irreale 95,9% di veicoli EV (172mila su 179mila!) in un mercato - va detto - minuscolo, da anni fortemente motivato dagli incentivi e lautamente foraggiato dalle vendite di petrolio del mare del Nord... Non troppo lontana troviamo la Danimarca (68%) e con quote solide Olanda (40,2%) e Svezia (36,5%).
Non cercate l'Italia: è ultimissima con il 6,2% nonostante il colpo di coda - si fa per dire - di fine anno grazie ai 600 milioni di incentivi tolti peraltro alle infrastrutture.
Soffermiamoci invece sul 34,7% del Belgio: 143.849 vetture elettriche vendute su 414.770. Ma fino a poco tempo fa la quota era molto ma molto più bassa. Il motivo? Le auto elettriche (e pure quelle a idrogeno) hanno il 100% di deducibilità. E dal 1° gennaio di quest'anno la fiscalità è stata completamente riformata per favorire ulteriormente i veicoli a zero emissioni, eliminando progressivamente gli sgravi per i motori termici e ibridi.
Il regime è degressivo successivo (dal 100% di quest'anno si passa al 90% nel 2028 e così via) con i veicoli termici e ibridi non ricaricabili che perdono tutti gli sgravi: deducibilità al 50% nel 2026, 25% nel 2027 e 0% dal 2028. L'Italia ha fatto qualcosa sul fronte dei fringe benefit, aumentando di conseguenza la diffusione di ibridi plug-in. Ma il Belgio è l'ennesima dimostrazione che la transizione energetica va sostenuta con soluzioni fiscali solide e non con incentivi a intermittenza. Siamo sempre stati un passo indietro all'Europa sotto questo profilo anche quando imperavano i motori termici, chissà se sapremo mai adeguarci.
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