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Passo Buole, eroi parmigiani

Protagonisti di quei giorni furono la Brigata Sicilia, la Brigata Taro e altre unità di combattimento composte in gran parte da soldati delle nostre terre

Passo Buole, eroi parmigiani
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«Su queste sacre Termopili / caddero e vinsero / i fanti parmensi». L’obelisco e la targa che, a Passo Buole, ancora oggi commemorano l’epica battaglia del maggio 1916, rendono onore ai ragazzi e agli uomini che da Parma e provincia ingrossarono le fila del nostro esercito, insieme ad altri, provenienti da ogni angolo dello Stivale. Furono in particolare protagonisti di quei giorni il 208° Reggimento Fanteria della Brigata Taro, tra le cui fila militavano numerosi parmigiani, che lottarono con accanimento sulla dorsale del Monte Zugna (Coni Zugna); il 67° Battaglione di Milizia Territoriale, composto da più maturi padri di famiglia, non destinati alla prima linea, ma lì condotti dalle necessità di guerra; e soprattutto la Brigata di Fanteria Sicilia, 61° e 62° Reggimento, che aveva sede proprio a Parma. Il 15 maggio 1916 l’esercito austroungarico diede inizio a una vigorosa offensiva, la cosiddetta «Strafexpedition» (spedizione punitiva), contro l’Italia, dalla Vallagarina (cioè la Valle dell’Adige nella zona di Rovereto) alla Valsugana. Lo scopo? Fare irruzione nella pianura veneta e chiudere in una enorme sacca la gran parte dell’esercito italiano schierato ad est, sull’Isonzo e sul Carso. I combattimenti iniziali dell’offensiva si concentrarono, quindi, a Passo Buole, a sud del Monte Zugna, a pochi chilometri da Rovereto. Proprio Passo Buole fu difeso con straordinario accanimento, insieme ad altri reparti, dalle unità composte in gran parte dai militari parmensi, che usarono sia le armi ordinarie, sia ciò che, in quella disperata situazione, poteva essere loro utile: dai sassi ai rottami di trincea. Inoltre, non esitarono nemmeno a lanciarsi in coraggiosi contrattacchi alla baionetta. Così gli austroungarici dovettero fare i conti con un’imprevista, furibonda resistenza. Furono giorni concitati, quelli della fine del maggio 1916, per il Paese e per i nostri concittadini, ma c’è una data che resta indelebilmente scolpita nella memoria collettiva: quella del 30 maggio, quando la battaglia raggiunse il suo culmine e le Brigate Sicilia e Taro diedero prova di vero e proprio eroismo. Di quei giorni, di quelle ore ci restano appassionate testimonianze che restituiscono lo slancio dei parmensi in guerra. Ad esempio, nel libro «Il 62° Regg. Fanteria al Passo di Buole (19-31 maggio 1916)», il colonnello Mafredi Renzi annotò: «A q. 1500 la mischia divenne furibonda, a corpo a corpo. Agli “Urrà” dei Landesschützen, rispondevano le grida fatidiche di “Viva l’Italia”, “Di qui non si passa” dei nostri e tante invettive nel pittoresco dialetto parmigiano».

Al termine dei combattimenti, durati più giorni, davanti a Passo Buole giacevano a centinaia i caduti italiani ed austroungarici, ed i miasmi di quel carnaio appestarono il Passo per tutto il mese di giugno, come riportano numerose testimonianze. Ma quel sacrificio impedì al nemico l’irruzione nella pianura. Fu il primo punto dove venne arrestato il fronte dell’offensiva austroungarica, che invece proseguì sull’altipiano di Asiago sino al 16 giugno. Il plauso per l’impresa di Passo Buole, ribattezzata «Termopili d’Italia», arrivò sia dalla stampa sia da alte personalità politiche.

Da Parma lo stesso sindaco Olivieri intervenne: «Sindaco Parma, sede reggimenti 61° e 62°, associasi orgoglioso plauso per atti di valore eroici reggimenti già provati in questa vibrante guerra per meritata distinzione che conferma tradizione gloriosa soldati d’Italia uniti in unica sede per la vittoria della Patria, per il trionfo dei diritti di civiltà». Anche gli assessori Pancrazzi, Clerici e Baracca, a nome della giunta municipale, inviarono un messaggio, interpretando i sentimenti di una «Parma fieramente orgogliosa» e omaggiando così gli «eroici figli delle terre parmensi».

Recuperando i bollettini ufficiali di quei giorni, si coglie il crescendo del pericolo e la notevole dimostrazione di eroismo. «In Valle Lagarina, - si legge nel bollettino del 28 maggio 1916 - l’avversario moltiplica gli sforzi accumulando perdite dinanzi alle nostre posizioni, senza menomamente scuotere la salda resistenza delle nostre valorose truppe. La sera del 26, respingemmo un violento attacco contro le nostre linee a sud del Rio Cameras. Nella notte del 27 e il mattino successivo altri tre attacchi in direzione di Passo Buole furono parimenti ributtati». E ancora nel bollettino del giorno successivo si spiega, tra l’altro, che «nella notte del 28 ed il mattino successivo, l’avversario rinnovò, contro le nostre posizioni tra l’Adige e Vallarsa, ostinati, sanguinosi attacchi costantemente infranti […]».

Ma è soprattutto nel bollettino del 31 maggio che emerge il culmine della battaglia e l’eroismo dei fanti parmigiani trova esplicita menzione: «Ieri, nuovi violenti attacchi […] furono rigettati con lo sterminio delle colonne assalitrici. La lotta ebbe maggior durata e accanimento verso il Passo di Buole, dove le animose fanterie del 62° (brigata Sicilia) e del 207° (brigata Taro) saltarono fuori più volte dalle trincee ricacciando l’avversario alla baionetta». E ancora il giorno successivo si comunica, tra l’altro, che «nel pomeriggio l’avversario tentò ancora contro il Passo di Buole un attacco di sorpresa, anche questo fu respinto dai nostri alla baionetta». I nostri soldati dimostrarono così di essere pronti a sacrificarsi per l’Italia. E portarono a termine con successo la loro impresa.

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