Roberto Longoni
Carolina non riesce più a vivere in pace da due settimane. E a 81 anni non può nemmeno permettersi di morire: i soldi per il funerale le sono stati rubati. Lei, li aveva messi da parte con costanza, strappandoli ogni mese alla magra pensione, per non pesare su chi le sopravvivrà. In realtà, quei tremila euro non le sono proprio stati rubati: è stata lei stessa, terrorizzata, confusa, quasi ipnotizzata a consegnarli nelle mani dei malviventi che l'hanno presa di mira.
Di lei sapevano ogni cosa. Innanzitutto i numeri di telefono: sia il fisso che il cellulare. Perfino il modello e il colore della sua auto conoscevano. Sapevano della figlia, come si chiamasse e in quale paese abitasse. Ma soprattutto sapevano che il cuore di Carolina (la chiameremo così, con un nome di fantasia) si sarebbe messo a correre forte, sentendo che la figlia aveva avuto un incidente e che rischiava di finire dietro le sbarre. Quando il cuore batte così, non è facile sfuggire alle trappole. Specie se a costruirle sono sciacalli spietati. Sono feccia della società e anche della criminalità, aguzzini delle fasce più deboli della popolazione, e nello squallore sguazzano da professionisti.
«Non cascateci anche voi»
La storia è, più o meno, la solita: quella del finto incidente, del finto maresciallo e del finto avvocato. Più o meno, perché stavolta ci sono elementi che rendono il quadro ancora più inquietante. La truffa è stata messa a segno un paio di settimane fa, ma Carolina ha cominciato a parlarne con gli amici (ne ha parecchi: è una buona persona, basta incontrarla una volta, per capirlo) solo da pochi giorni. Troppa vergogna, prima. C'è un motivo preciso per il quale la pensionata ha deciso di sfogarsi: «Voglio mettere in guardia più persone possibili. Io, prima, credevo di essere al riparo da queste truffe. Ora so che si è molto più esposti di quanto non si pensi». Di motivo ce n'è anche un altro, legato alla sua personalità. «In tutta questa disavventura ho avuto la riprova che c'è anche il bene. Anche i carabinieri che hanno raccolto la mia denuncia sono stati meravigliosi. Desidero ringraziarli».
La telefonata
Ma prima ci sono altri «carabinieri»: quelli falsi. «Ero rientrata dal supermercato da una decina di minuti, dopo aver fatto la spesa con mia figlia - racconta Carolina -. Mi squilla il telefono fisso, che da anni non è più sulla guida. A chiamare è uno sconosciuto che si presenta come il maresciallo di Traversetolo». Il truffatore, facendone anche il nome, dice che la figlia (che abita a Traversetolo) della signora ha avuto un incidente stradale. «Niente di grave - spiega il malvivente -. Quel che è grave è che non è assicurata. Servono dei soldi e in fretta, per evitare l'arresto». Da una parte il telefonista rassicura la pensionata, si fa sentire vicino («anch'io ho dei figli: sono pronto a tutto per loro...») dall'altra le mette pressione, dicendole che «se il capitano viene a conoscere di questa storia, sua figlia finisce dritta in cella. C'è solo una cosa da fare: pagare in contanti. Le mando l'avvocato dell'assicurazione a ritirare i soldi».
La corsa per prelevare
Il truffatore chiede 4.000 euro. «Ne ho solo tremila: tutti i miei risparmi» mormora la pensionata. Dall'altro capo del filo si sente rispondere che si farà il possibile. «Subito ho provato a chiamare mia figlia e mio cognato - racconta Carolina -. Ma mi era impossibile comunicare con chiunque: sia con il fisso che con il cellulare. Mi diranno poi i carabinieri che i miei telefoni sono rimasti bloccati per una quarantina di minuti». Anche se, attraverso una continua serie di telefonate al cellulare, la donna continuerà a essere tenuta «sotto controllo dai truffatori».
Carolina dimentica gli acciacchi e i dolori alle gambe: prende l'auto e ritira mille euro alle Poste di via Venezia, le più vicine a casa. Bastano solo per il primo bollettino» le viene spiegato. Intanto, il finto maresciallo le dice di parcheggiare in via Monte Altissimo: «L'avvocato passerà a ritirare i mille euro». La donna non fa in tempo a dire quale sia il modello della propria auto che viene anticipata dallo sconosciuto: «Lo sappiamo». Poi, il truffatore aggiunge: «Resti a bordo, non scenda». Poco dopo, accanto alla stazione, in via Monte Altissimo, l'«avvocato» le bussa al finestrino: è sulla trentina, di media statura, elegante, vestito con un giaccone marrone, con una cuffia di lana in testa. I soldi passano di mano.
Carolina va a ritirare gli altri duemila euro alle Poste di via Pisacane. Allo sportello le viene domandato perché prelevi tutto quel che ha. «Problemi di salute» risponde. Se avesse detto della questione assicurazione, forse la truffa sarebbe fallita per i due terzi. Invece, ai malviventi va dritta anche questa. «Ero stanca, in stato confusionale - prosegue la donna -. Ho chiesto all'uomo al telefono di mandarmi l'”avvocato” in via Verdi. “No, torni accanto alla stazione” mi è stato risposto». Così vengono consegnati i duemila euro. «Tra poco l'accompagno a Traversetolo» dice l'”avvocato” alla signora. Lei aspetta, ancora preoccupata per la sorte della figlia, ma sollevata perché ha fatto tutto il possibile per lei. Poi, una telefonata l'avvisa che passeranno a prenderla a casa.
L'amara scoperta
Nessuno si fa più vedere. E finalmente Carolina riesce a chiamare la figlia. «Lei mi ha risposto che era a tavola tranquilla con la propria famiglia. A quel punto, mi è caduto il mondo addosso». La pensionata telefona ai carabinieri. «Sono stati gentilissimi - racconta -. “Se la sente di venire o vuole che la raggiungiamo noi?” mi hanno anche chiesto». Poco dopo, accompagnata dalla figlia, la signora è in caserma in via delle delle Fonderie («Il maresciallo si è davvero preso a cuore il mio caso: mi ha dato anche il cellulare, dicendo di chiamare a ogni ora»). Viene portata in via Monte Altissimo, nel luogo in cui ha incontrato il «riscossore». Si spera di recuperare il video della scena, ma la telecamera è girata dall'altra parte. Niente da fare. Il pomeriggio prosegue invaso dal senso di vergogna, di impotenza, tra le lacrime. Niente pranzo, niente cena. La notte è insonne. «Non riesco a togliermi dalle orecchie la voce del truffatore. Non so darmi pace». Quei soldi devono servire per un funerale, chissà se lo sanno quegli sciacalli?
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