Reggio Emilia

"Triangolo della Morte": c'è chi ricorda l'altro lato di guerra e Resistenza

Triangolo della morte

"Triangolo della Morte": ricerche a Poviglio nel 2008

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«Ad oltre settant'anni da quella barbarie è giunto il momento che nel giorno della Liberazione avvenuta grazie alle Forze Alleate, i cittadini reggiani prendano coscienza dei crimini efferati commessi da alcuni partigiani rossi nel cosiddetto Triangolo della Morte. Tra Reggio, Modena e Bologna morirono 93 sacerdoti, quasi tutti per mano dei partigiani». Gianluca Vinci, segretario della Lega Nord Emilia ha scelto di commemorare così il 25 aprile.
Una delegazione dei giovani leghisti ha deposto una corona di fiori "Per non dimenticare", nella chiesa di Pieve di San Valentino di Castellarano per ricordare l’uccisione del Beato Rolando Rivi, seminarista quattordicenne «rapito, torturato e giustiziato il 13 aprile del 1945 da un gruppo di partigiani comunisti facenti parte della Brigata Garibaldi». 

OTELLO MONTANARI, PARTIGIANO RIABILITATO DALL'ANPI DOPO 26 ANNI. Alle vicende del "Triangolo della Morte" (famoso l'omicidio del parroco di Correggio don Umberto Pessina, nell'estate 1946), con regolamenti di conti e aggressioni da parte di gruppi comunisti dopo la fine della guerra, è legata la storia di Otello Montanari. Partigiano, ex deputato del Partito Comunista, nel 1990 scrisse una lettera al Resto del Carlino con l'appello "chi sa, parli" sull'omicidio del direttore tecnico delle Officine Reggiane, Armando Vischi (31 agosto 1945). In un'intervista di oggi al quotidiano La Stampa, Otello Montanari - oggi 90enne - ricorda che quella lettera scatena tumultuose reazioni: il partito invia Piero Fassino a "indagare"; non mancano minacce telefoniche e l'accusa di essere un delatore. Anche Anpi e Istituto Cervi si mettono contro Montanari, che nel 1991 parla di una registrazione decisiva per scoprire la verità sull'omicidio di don Pessina (per il quale nel frattempo due uomini hanno scontato il carcere da innocenti). 
Montanari racconta che per lui sono stati anni difficili, pieni di amarezza. Ma alla fine è stato "riabilitato": il presidente dell'Anpi di Reggio Emilia Giacomo Notari, lo scorso febbraio, ha inviato una lettera di scuse a Montanari. "Un fatto straordinario", dice l'ex deputato e partigiano a La Stampa

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  • Indiana

    26 Aprile @ 10.59

    Indiana

    Dovrebbero essere ricordati sempre e da tutta la Nazione e i suoi rappresentanti! Non esistono morti di serie A e morti di serie B: ci sono morti e basta. E tutti vanno ricordati perché sia da una parte che dall'altra credevano di essere nel giusto e hanno dato la vita per difendere i propri valori. Le commemorazioni andrebbero fatte insieme,senza le solite divisioni tra chi ha vinto in qualche modo la guerra e chi no.O forse i tanto tolleranti partigiani di sentono superiori o migliori degli altri morti?

    Rispondi

    • 26 Aprile @ 11.18

      REDAZIONE - Per una parte sono d'accordo, per una no. "Credere di essere nel giusto" può identificare una generica buona fede, o una scelta fatta anche solo per paura (a quei tempi era facile averne), però non può tradursi in "pretendere di essere stati nel giusto". Allora diciamola tutta: 1) da una parte c'era una dittatura che magari avrà anche fatto amministrativamente qualcosa di buono per l'Italia ma che soprattutto ha dato vita a un regime violento (ve l'immaginate oggi in Italia l'uccisione di un deputato perchè all'opposizione???) e si è alleato con un regime ancor più violento e degenerato poi in razzismo, genocidio (I campi di concentramento non sono un dettaglio amministrativo come la bonifica dell'Agro Pontino...) e in una guerra che ha sparso lutti in tutto il mondo e che si è fermata "solo" con la bomba atomica. Solo partendo da questo possiamo poi dire che: 2) ci sono state - ormai è anche questa storia - violenze, eccessi e crudeltà anche dalla parte dei vincitori. Cosa che però, sempre per applicare il suo criterio, non può infangare chi ha dato la vita o l'ha messa a rischio per contribuire (uso questo verbo perchè giustamente qualcuno sottolinea che senza gli americani saremmo ancora là) alla Liberazione 3) Se vogliamo essere un Paese all'altezza della contemporaneità, dobbiamo ora guardare avanti. E qui cito una frase semplicissima, detta ieri in una manifestazione "minore" del 25 aprile parmigiano dal "professore" di dialetto Enrico Maletti. E' una frase appunto in dialetto, ma è forse la migliore che ho sentito ieri sul 25 aprile: "par né scordär, mo anca par n' odjär mäj pu" . Se però mi consente una battuta, visto che questo non è il suo primo commento sul tema, e sempre un po' a senso unico, io aggiungo che di fronte alla Storia occorre non fare gli...Indiana. (Gabriele Balestrazzi)

      Rispondi

  • Luca

    26 Aprile @ 09.00

    la cosa stonata e surreale in queste manifestazioni di parte è proprio quella di fare tutta una marmellata di retorica e slogan cercando di imporre con mistificazioni,omissioni e falsi una storia ben più complessa e tragica di cui gran parte della nostra popolazione è stata testimone e che(a parte i soliti intruppati ), come si nota, non partecipa alle sfilate.Il soggetto incriminato, omesso e sparito ma che ha caratterizzato il braccio armato dei nuclei di partigiani è il Partito Comunista Italiano di cui parecchi nostri amministratori e politici locali provengono e i cui partigiani in Emilia Romagna si sono macchiati di orrendi crimini, strumenti di un disegno ben definito,causando migliaia di morti a cui tutt'oggi, grazie alla cultura dell'odio è impedito perfino avere una targa ricordo.Rammento agli smemorati che stiamo parlando non solo di fascisti, loro famigliari ma di sacerdoti, sindacalisti cattolici, agricoltori, commercianti e antifascisti non allineati e persone vittime di rapine e violenze gratuite. La pacificazione è un percorso difficile da percorrere e impone ammissioni di colpe, di errori e sopratutto necessita di applicare il perdono , parola cristiana che manca da decenni in questi patetici e tristi discorsi ufficiali quindi il 25 aprile resta purtroppo una data di divisione.

    Rispondi

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