LA STORIA
Foto di repertorio
Nel 2015 uscì da una clinica privata sui primi colli di Bologna e sparì nel nulla. Nove anni dopo i suoi resti sono stati ritrovati poco distante, quasi per caso, nel 2024 e in seguito si è arrivati all’identificazione, grazie al confronto delle arcate dentali. Ma per l’anagrafe Stefano Bertusi, 64enne all’epoca della scomparsa, è ancora vivo e la moglie, assistita dall’avvocato Barbara Iannuccelli, sta affrontando una lunga battaglia per venire a capo della burocrazia. «E' una situazione assurda», dice l’avvocato.
«Al Comune - spiega - non viene trasmessa dalla Procura la documentazione della sua identificazione. L’anziana vedova è da tempo che chiede che tutto sia a posto, ma non ha risposte e senza certificato di morte è bloccata burocraticamente nel fare ogni cosa». In pratica gli uffici comunali non hanno ricevuto gli atti che attestano che Bertusi è deceduto e non possono registrare la morte.
Le ossa erano state ritrovate il 28 aprile 2024, su segnalazione di una donna il cui figlio, il giorno precedente, durante una passeggiata in compagnia di un amico aveva notato un teschio e alcuni resti.
L’avvocato Iannuccelli, che in Emilia-Romagna rappresenta Penelope, associazione che riunisce amici e familiari delle persone scomparse, sottolinea che «è uno dei rarissimi casi in cui vengono identificati i resti umani: la squadra mobile di Bologna ha fatto un lavoro incredibile, ha identificato questi resti, ma questo avveniva nel 2024».
Sono due anni che «questa signora è incastrata in una mancanza di dialogo tra istituzioni. Tra l’altro è esposta lei stessa anche a denunce penali, la cronaca infatti è piena di vicende dove uno addirittura nasconde la morte di un proprio familiare per continuare a a percepire la pensione».
Dal 2024 in avanti «esistono fiumi di mail e contatti, in cui questa donna disperatamente cerca di ottenere un certificato di morte che non è ancora arrivato. Sta subendo un danno enorme, ad oggi la stessa Inps non ha ricevuto il certificato di morte e continua a erogare una pensione a cui, tra l’altro, né il morto e né tantomeno la signora avrebbe diritto».
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