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LA STORIA

Sparì nel 2015 e i suoi resti furono ritrovati dopo 9 anni ma per l'anagrafe è ancora vivo

La battaglia di una vedova a Bologna: «Situazione assurda»

Sparì nel 2015, i resti ritrovati nel '24 ma per l'anagrafe è vivo

Foto di repertorio

02 Aprile 2026, 20:28

Nel 2015 uscì da una clinica privata sui primi colli di Bologna e sparì nel nulla. Nove anni dopo i suoi resti sono stati ritrovati poco distante, quasi per caso, nel 2024 e in seguito si è arrivati all’identificazione, grazie al confronto delle arcate dentali. Ma per l’anagrafe Stefano Bertusi, 64enne all’epoca della scomparsa, è ancora vivo e la moglie, assistita dall’avvocato Barbara Iannuccelli, sta affrontando una lunga battaglia per venire a capo della burocrazia. «E' una situazione assurda», dice l’avvocato.
«Al Comune - spiega - non viene trasmessa dalla Procura la documentazione della sua identificazione. L’anziana vedova è da tempo che chiede che tutto sia a posto, ma non ha risposte e senza certificato di morte è bloccata burocraticamente nel fare ogni cosa». In pratica gli uffici comunali non hanno ricevuto gli atti che attestano che Bertusi è deceduto e non possono registrare la morte.

Le ossa erano state ritrovate il 28 aprile 2024
, su segnalazione di una donna il cui figlio, il giorno precedente, durante una passeggiata in compagnia di un amico aveva notato un teschio e alcuni resti.
L’avvocato Iannuccelli, che in Emilia-Romagna rappresenta Penelope, associazione che riunisce amici e familiari delle persone scomparse, sottolinea che «è uno dei rarissimi casi in cui vengono identificati i resti umani: la squadra mobile di Bologna ha fatto un lavoro incredibile, ha identificato questi resti, ma questo avveniva nel 2024».
Sono due anni che «questa signora è incastrata in una mancanza di dialogo tra istituzioni. Tra l’altro è esposta lei stessa anche a denunce penali, la cronaca infatti è piena di vicende dove uno addirittura nasconde la morte di un proprio familiare per continuare a a percepire la pensione».

Dal 2024 in avanti «esistono fiumi di mail e contatti, in cui questa donna disperatamente cerca di ottenere un certificato di morte che non è ancora arrivato. Sta subendo un danno enorme, ad oggi la stessa Inps non ha ricevuto il certificato di morte e continua a erogare una pensione a cui, tra l’altro, né il morto e né tantomeno la signora avrebbe diritto». 

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