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Questa mattina, su disposizione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Parma, richiesto dalla procura della repubblica, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale hanno arrestato Brenda Alesandrina Fumagalli, la ventunenne originaria di Cuba, accusata dell’omicidio del convivente, Cristopher Gaston Ogando. Il 28enne di origini dominicane, morto il 5 marzo per una profonda ferita provocata da arma bianca. Questa mattina i carabinieri del nucleo investigativo l’hanno rintracciata in provincia di Milano ed eseguito l’arresto, notificandole l’ordinanza cautelare. La Fumagalli è ai domiciliari, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che sarà fissato dal giudice, nel corso del quale potrà esporre la propria versione dei fatti.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 4 marzo, intorno alle 18, i carabinieri sono intervenuti in un’abitazione di borgo Riccio 31 dopo una segnalazione al 118 per un presunto accoltellamento. I sanitari hanno trovato l’uomo in condizioni critiche e gli hanno prestato le prime cure. La compagna, Fumagalli, si trovava nei pressi dell’ambulanza. Il personale del 118 ha riferito di aver raccolto le parole della vittima — “Aiuto, respiro male, muoio, portatemi in ospedale, aiutatemi!” — e della donna, che avrebbe detto: “stavo cucinando, stavamo scherzando, mi sono girata”, mimando il gesto di impugnare un coltello roteando il busto all’indietro. I soccorritori hanno riscontrato una ferita da punta nella regione sottoascellare del torace sinistro. Nonostante il trasporto in codice rosso e un delicato intervento chirurgico, l’uomo è deceduto la mattina seguente per choc emorragico.

Sin dall’avvio dell’inchiesta, coordinata dalla procura e svolta dapprima dalla sezione operativa della compagnia di Parma e poi dal nucleo investigativo, Fumagalli ha sempre sostenuto la tesi dell’incidente domestico. Secondo la versione dell’indagata, mentre si trovava in cucina a lavare le stoviglie con in mano un grosso coltello, il compagno le si sarebbe avvicinato alle spalle per “sculacciarla” per gioco; nel voltarsi di scatto per intimargli di smettere, lo avrebbe colpito inavvertitamente, tanto che l’uomo si sarebbe di fatto “auto-trafitto” nel tentativo di abbracciarla. La donna ha ripetuto questa ricostruzione in modo coerente, senza variazioni, ritenendola — a suo dire — del tutto credibile.
L’attività investigativa, sviluppata con tempestività, ha consentito di mettere in sicurezza l’area e preservare la scena. Nelle ore e nei giorni successivi, i militari hanno eseguito accurati sopralluoghi, sequestrato l’arma del delitto e altri reperti ritenuti essenziali, e svolto audizioni sistematiche di vicini, sanitari e familiari. A ciò si è affiancata una complessa attività tecnica, rivelatasi determinante per verificare la tenuta della versione fornita dall’indagata.

Gli accertamenti, supportati anche dai primi esiti dell’autopsia, hanno condotto — allo stato — a smentire la natura accidentale dell’evento e a far propendere per la volontarietà della condotta. In particolare, il gip ha evidenziato due elementi ritenuti dirimenti: la postura della vittima e la direzione del fendente; la lama è penetrata dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, indicando verosimilmente che la vittima fosse frontale rispetto all’indagata, con il braccio sinistro almeno sollevato. Tale dinamica contraddice il racconto di un colpo partito mentre l’uomo l’abbracciava da dietro.
Il secondo elemento riguarda la ferita a “S” sul palmo della mano destra della donna: l’indagata l’ha attribuita al tentativo di raccogliere il coltello dopo l’estrazione dal corpo della vittima. Secondo il gip, si tratterebbe invece della tipica lesione da “scivolamento” della mano lungo il manico bagnato durante un affondo vigoroso, con impugnatura a “presa a martello”, oltrepassando il ricasso e tagliandosi sull’apice del filo.
Le attività tecniche e le sommarie informazioni raccolte presso familiari e conoscenti della vittima delineano inoltre un contesto relazionale difficile: Fumagalli viene descritta come persona dal carattere forte, incline all’ira, possessiva e soggetta a scatti di rabbia, con pregresse aggressioni verbali e fisiche nei confronti del compagno.

Sulla base di questo quadro, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza per omicidio volontario, aggravato dalla convivenza, qualificando il fatto come il probabile esito di una repentina reazione violenta dell’indagata. Il gip ha inoltre motivato l’esigenza cautelare ravvisando un concreto rischio di reiterazione, desunto — secondo il provvedimento — dall’aggressività manifestata e dalla difficoltà di contenere gli impulsi violenti, evidenziate dalla gravità intrinseca del gesto e da episodi riferiti da familiari e terzi. Ne emerge, allo stato, il profilo di una personalità capace di alternare momenti di apparente compostezza a improvvise perdite di controllo. Tenuto conto anche dello stato emotivo della donna, il GIP ha disposto la misura degli arresti domiciliari con applicazione del dispositivo elettronico di controllo (braccialetto).
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