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Guardia di finanza

Sequestro da 1,8 milioni per presunta frode fiscale nel settore delle macchine per imballaggio: 15 indagati

Presunto meccanismo basato su appalti fittizi per reperire manodopera a basso costo da società “serbatoio”

Guardia di Finanza

28 Marzo 2026, 13:11

La Guardia di Finanza di Parma ha eseguito un sequestro preventivo disposto dal gip del tribunale, su richiesta della procura, nei confronti di una società della provincia attiva nella produzione di macchine per imballaggio. Gli indagati sono 15 in totale: 14 persone fisiche e una persona giuridica, accusati a vario titolo di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Il nome dell'azienda non è stato reso noto dalla procura e dalla guardia di finanza.

Il provvedimento, pari a oltre 1,8 milioni di euro — corrispondenti, secondo l'accusa, all’imposta evasa — è stato eseguito su conti correnti, quote societarie, unità immobiliari e automezzi (quote societarie affidate a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Parma).

L’indagine, condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Parma a seguito di una verifica fiscale, ha fatto emergere un presunto meccanismo di frode basato su appalti fittizi per reperire manodopera a basso costo da società “serbatoio”, celando di fatto un’illecita somministrazione di personale.

L’entità delle imposte sottratte all’erario è superiore a 1,8 milioni di euro, derivanti da false fatture per circa 5 milioni di euro, fatto definito “in sé obiettivamente grave”. La proicura sottolinea lo schema illecito che avrebbe generato concorrenza sleale a danno delle imprese virtuose e minori tutele per i lavoratori  la complessità del meccanismo, incentrato sull’impiego di oltre 200 lavoratori illecitamente somministrati.

Dalle attività investigative — esami documentali e informatici, audizione di numerosi lavoratori e analisi di segnalazioni di operazioni sospette — sarebbero emersi elementi indicativi di scarsa o nulla conoscenza, da parte dei lavoratori, dell’azienda presso cui risultavano formalmente assunti; gestione diretta del personale da parte della società committente; presenza di amministratori di fatto nelle società “serbatoio”, incaricati di procacciare manodopera da destinare agli stabilimenti della committente in provincia di Parma e Reggio Emilia; piena consapevolezza, da parte dell’amministratore della società committente, di aver stipulato contratti fittizi con prestanome — spesso ignari — alla guida di imprese costituite ad hoc per far migrare formalmente i lavoratori, che in realtà avrebbero continuato a operare nei medesimi opifici.

Il giro di fatture false ricostruito ammonterebbe a circa 5 milioni di euro.

Il sistema così delineato avrebbe consentito all’azienda mandante di disporre di forza lavoro a costi contenuti, organizzata e diretta internamente, senza sostenerne i relativi oneri e beneficiando, al contempo, di indebite detrazioni IVA e deduzioni di costi mediante l’annotazione in contabilità delle fatture emesse dalle società fornitrici.

Nonostante la verifica fiscale, la società committente avrebbe proseguito nell’utilizzo della manodopera illecitamente somministrata, senza adeguarsi alle prescrizioni di legge finalizzate alla regolarizzazione delle posizioni dei lavoratori: oltre 200 addetti per più di 50.000 giornate lavorative, secondo quanto emerso finora.

La guardia di finanza di Parma sottolinea che l’operazione rientra in un più ampio impegno, sotto il coordinamento della procura, nel contrasto alle frodi fiscali e alle forme più insidiose di somministrazione illecita di manodopera tramite appalti non genuini.

Si precisa, infine, che il provvedimento è stato adottato sulla base di elementi indiziari raccolti nella fase delle indagini preliminari.

In attesa di giudizio, per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza.

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