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Depressione e schizofrenia: Londra finanzia le ricerche di Filippo Varese

Depressione e schizofrenia: Londra finanzia le ricerche di Filippo Varese

11 Gennaio 2021, 11:37

Non solo la fuga di un cervello brillante Oltremanica. È una carriera votata alla cura della mente, che prosegue con importanti riconoscimenti, quella dello psicologo parmigiano Filippo Varese, da diversi anni impegnato in ricerche di psicologia clinica a Manchester, la più grande realtà universitaria del Regno Unito. Varese è ormai il punto di riferimento sulla relazione fra traumi psicologici e malattie mentali gravi, come la schizofrenia.


Per i risultati ottenuti, il National Institute of Health Research gli ha recentemente assegnato l’Advanced Research Fellowship, un generoso finanziamento che gli permetterà di lavorare ad innovative soluzioni per pazienti affetti da schizofrenia ma anche per giovani soggetti a rischio. «Nei prossimi quattro anni - spiega - ci dedicheremo allo sviluppo di terapie che potranno prevenire lo sviluppo di gravi disturbi come la schizofrenia. Queste terapie potranno poi essere utilizzate da psichiatri e psicologi nei servizi sanitari del Regno Unito con soggetti a rischio che, attualmente, non ricevono il supporto psicologico di cui hanno bisogno». 


Dal 2018, Filippo Varese è a capo del Manchester Complex Trauma and Resilience Research Unit (C-TRU), una collaborazione tra l’Università di Manchester e i servizi sanitari della regione per lo sviluppo di nuove terapie. 
«Il nostro lavoro - sottolinea  - ha l’obbiettivo di migliorare il benessere e la salute mentale di persone che hanno vissuto eventi traumatici, di pazienti particolarmente complessi o vulnerabili, come le vittime di stupro, le persone affette da disturbi mentali gravi e bambini o adolescenti che hanno subito varie forme di abuso sessuale tramite internet e strumenti digitali  (l’adescamento online è un fenomeno in grande aumento negli anni, aggravato con i recenti lockdown, ndr)». 


Il 2020 è segnato anche da un impegno sul fronte Covid. Varese e il suo team si sono anche dedicati all’impatto che la pandemia ha causato a gruppi coinvolti nella gestione dell'emergenza. «Ci siamo focalizzati sugli operatori dei servizi sanitari che sono stati esposti a particolarmente drammatiche - spiega -. Molti di loro stanno purtroppo sviluppando problemi legati allo stress, in molti casi traumi veri e propri, dovuti a ciò che hanno affrontato lo scorso anno e che purtroppo continuano a vivere durante queste nuove ondate pandemiche. Il National Institute of Health Research ha scelto di sostenere i nostri studi, volti a sperimentare l’efficacia di nuovi servizi di supporto psicologico chiamati ‘Resilience Hubs’. Si tratta di nuovi servizi dedicati all’identificazione rapida di medici, infermieri ed operatori sanitari che hanno sviluppato problemi di natura psicologica legati alle difficili circostanze affrontate durante la pandemia, per poi indirizzarli verso adeguate terapie offerte gratuitamente dal Sistema sanitario nazionale».


Un parmigiano quindi, come ha annunciato dal ministero della Sanità inglese, ha pilotato una rete di sostegno degli operatori sanitari che stanno affrontando la pesantissima situazione del Regno Unito, al suo terzo lockdown contro i contagi della «variante inglese». La variante parmigiana, con passione e competenza, ha portato alla Gran Bretagna un aiuto concreto per arginare i danni inflitti dalla pandemia.
 

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