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Covid e scuola

Laboratorio compiti, boom di richieste nella pandemia. Ma i volontari calano

Appello a giovani, pensionati, ex prof per battere la povertà educativa

Laboratorio compiti, boom di richieste nella pandemia. Ma i volontari calano

15 Marzo 2022, 07:27

Creano prima di tutto una relazione, supportano i bambini in difficoltà, soprattutto dopo il periodo difficile del Covid, fra Dad ed assenze per malattia, rimediando (spesso) anche alla povertà educativa. Perché da 12 anni, i volontari del «Laboratorio compiti», un progetto finanziato dal Comune di Parma e coordinato da Liberamente Aps, insieme a 29 realtà del territorio, curano gratuitamente il sostegno alla didattica di circa 400 bambini, garantendo loro un doposcuola di qualità, in giorni diversi della settimana e in altrettanti spazi a disposizione, in tutti i quartieri di Parma.

La diffusione del Covid, però, ha colpito anche questo ambito e, come confermato da Alessia Moschen e Lara Lottici, coordinatrici del progetto, la pandemia ha aumentato il lavoro e, allo stesso tempo, fatto perdere anche tanti volontari di riferimento, come ex insegnanti in pensione «che hanno più tempo da dedicare a questi bambini, magari anche una sola volta alla settimana, ma in modo costante tutto l’anno».

Ogni anno i volontari sono circa 300 e gli spazi, diffusi in tutti i quartieri della città, sono messi a disposizione dalla rete delle realtà che compongono il progetto.

«Le associazioni che hanno delle sedi organizzano il Laboratorio compiti nelle loro strutture, poi ci sono altri gruppi informali o gli scout, per esempio, che si appoggiano agli spazi comunali o le parrocchie, i consultori, i centri giovanili di aggregazione che mettono a disposizione le loro aree per il supporto compiti - spiegano Moschen e Lottici - In quest’ultimo semestre abbiamo concluso una mappatura per capire chi condivide questo obiettivo comune. Ci siamo incontrati facendo rete e ora sappiamo che chi ha bisogno di più spazio può chiedere a chi ne ha di più».

Il Laboratorio compiti si occupa principalmente di alunni di scuole elementari e medie, ma i centri di aggregazione giovanile si rivolgono agli adolescenti, dai 12 ai 18 anni. «Il progetto è un sostegno relazionale tra il volontario, il bambino e le famiglie, soprattutto quelle che vivono un periodo di difficoltà linguistica ed economico-sociale - confermano le due coordinatrici -. Nell’ultimo anno, però, ci hanno contattato anche nuclei più agiati, perché la didattica a distanza ha complicato la situazione. In generale, ci rivolgiamo a chi si trova in una condizione di povertà educativa generalizzata; per questo i volontari aiutano anche con le comunicazioni con la scuola, ed essendo inseriti in tutta le rete degli istituti comprensivi, partecipiamo alle riunioni con i docenti. Poi c’è anche l’aiuto nei compiti, come gli esercizi di matematica o le ripetizioni di storia e italiano, per esempio».

E se il Covid ha diminuito i volontari, anche gli spazi per i bambini hanno avuto una riduzione forzata: alcune associazioni sono riuscite ad aprire più spesso, frazionando i gruppi o sostenendo gli stessi numeri, ma altri non ce l’hanno fatta e hanno dovuto modulare i posti in base all’ampiezza delle aree.

«Riceviamo tante chiamate da diverse famiglie che provano a inserire i figli in diversi punti» concludono Moschen e Lottici. Che rivolgono un appello a chiunque volesse diventare volontario: «Le categorie che ricerchiamo sono sia studenti universitari, che ritagliandosi un po’ di tempo, con le loro competenze fresche di studi, possono seguire questi bambini, ma anche lavoratori, persone in pensione e altri ex docenti, che anche solo per un paio d’ore alla settimana possano rimettersi in gioco al pomeriggio o al sabato mattina. Chi fosse interessato può scrivere a laboratoriocompiti.liberamente@gmail.com o chiamare il 366-3535236».

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