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PARMA

Alex, da 8 anni nessuna notizia. La madre: «Lo aspetto ancora»

Uscì a comprare le sigarette: sparito. Ma la famiglia non si arrende. Dopo l'Itis si era iscritto a Ingegneria e viveva a Eia

Alex,  da 8 anni nessuna notizia. La madre: «Lo aspetto ancora»

di Michele Ceparano

22 Agosto 2022, 12:37

«Mio figlio? Qui a Parma lo aspettiamo ancora». Non si rassegna Olga Kavalenka, la mamma di Aliaksei, per tutti Alex, lo studente di Ingegneria elettronica di origine bielorussa di cui non si hanno più notizie dal 2014. Precisamente dall'11 gennaio di quell'anno quando il ragazzo, che viveva con la sua famiglia a Eia, dove i suoi abitano ancora, è scomparso.

Il caso
Il caso del giovane, allora ventunenne, che aveva frequentato l'Itis e che in città ha ancora numerosi amici, è tornato alla ribalta anche non molto tempo fa grazie a «Chi l'ha visto?», la trasmissione di Rai3 che spesso è stata molto utile per ritrovare le persone scomparse. Stavolta, però, dopo otto anni non si è saputo più nulla e il calvario della famiglia di Alex continua. Ma Olga e i suoi cari non hanno mai smesso di cercarlo.

La ricerca
La donna, insegnante di disegno, in questi otto anni si è recata con la speranza di trovare qualche indizio in tante città italiane, tra cui anche Roma e Milano, nelle stazioni, nelle questure e nelle caserme dei carabinieri. Dappertutto ha lasciato un volantino con la foto del suo ragazzo. Nei primi anni qualche segnalazione l'ha ricevuta, da Parma ma anche da città non troppo lontane, come Ferrara. Telefonate fatte da persone in buona fede, ma che non hanno portato a nulla. Assieme al marito, inoltre, è tornata spesso in Bielorussia, il suo Paese, con cui ha numerosi contatti anche grazie ai social. Nulla anche là. Alex è come svanito. Lei, però, tiene duro nonostante ormai da diversi anni non arrivino più neppure segnalazioni.

11 gennaio 2014
Quell'11 gennaio 2014, Alex è uscito da casa sua a Eia per comprare le sigarette. Gli ultimi a vederlo sono stati il padre che alle 10,30 lo ha incrociato all'uscita da un bar vicino alla loro abitazione e, sempre a Eia, un conoscente che ha detto di averlo visto nella zona. Una segnalazione parlava di un avvistamento anche nella zona della stazione. Poi più nulla. La madre allora lo ha chiamato più volte sul cellulare, ma Alex non poteva risponderle perché, assieme alle chiavi, aveva lasciato a casa il suo telefonino. E, dopo averlo acceso, i famigliari avevano trovato un sms preoccupante, che il ragazzo aveva mandato a un suo amico, che d'estate lavorava come cameriere stagionale insieme a lui, sulla riviera adriatica. Olga, però, non ha mai creduto alle ipotesi peggiori, tipo quelle di un proposito di suicidio. «Sembrava piuttosto una battuta – spiega tornando a quei terribili momenti – con un amico».

La speranza
Tornare a parlare di suo figlio è, comunque, un modo per sentirlo ancora vicino. «Pensate – aggiunge – che io di quei momenti non ricordo neppure tutto, perché ero come in uno stato di choc». A superarli ritrovando un po' di normalità l'ha, in qualche modo, aiutata la vita di tutti i giorni. «Se hai una famiglia e un lavoro – puntualizza – devi andare avanti». Ma il suo pensiero torna continuamente a lui. Ringrazia per l'interessamento anche dopo tanti anni perché «è sempre meglio parlarne». È anche una questione di fede. «Prego Dio che, un giorno o l'altro, lui possa tornare - conclude -. Forse non l'ha ancora fatto perché, più passa il tempo, più ci si vergogna. Ma io non perdo la speranza e lo aspetto qui».

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