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Cristina Mazza, la gioia della seconda laurea. "Un esperienza che consiglio"

A 58 anni si è laureata in Scienze politiche

La gioia della seconda laurea. "Un esperienza che consiglio"

17 Ottobre 2022, 08:19

Una seconda laurea conquistata con tanto orgoglio. A 58 anni il vice direttore di Ascom Confcommercio Cristina Mazza si è laureata in in Scienze politiche e delle Relazioni internazionali. E questo a distanza di 34 anni dalla prima laurea in Economia e Commercio.
«Da tempo desideravo conseguire una seconda laurea in Scienze Politiche - confessa Cristina Mazza -. Prima di tutto ho sempre amato studiare e ho scelto questo corso di laurea perché è caratterizzato da un approccio multidisciplinare capace di aiutarmi a comprendere i problemi attuali sia a livello nazionale che internazionale e credo fortemente che sia sempre necessario ampliare i propri orizzonti a 360 gradi, attraverso un confronto di idee, punti di vista che si siano sperimentati e succeduti nella storia. Discipline come sociologia, scienza politica, storia delle dottrine politiche e storia contemporanea mi hanno interessato moltissimo e mi hanno stimolato ad approfondire le relazioni con gli attuali temi internazionali e di geopolitica, per la risoluzione dei quali forse sarebbe necessario prendere insegnamento dalla storia e non commettere gli stessi errori del passato. Come diceva Churchill, infatti, per fare bene politica estera bisogna fare tre cose: studiare la storia, studiare la storia, studiare la storia».
Come si è organizzata nello studio?
«Ho deciso di iscrivermi nel 2019 all’improvviso, tornando da un convegno a Roma in treno. Ero con delle colleghe, si parlava di libri e di politica internazionale e sentivo un forte bisogno di conoscenza. Non è stato facile studiare e lavorare allo stesso tempo, ma ho adottato un sistema organizzativo efficace: due ore di studio al giorno e il doppio nei week end. Mi sono sempre riassunta i libri universitari e poi con le mappe concettuali finali memorizzavo quanto letto ed elaborato in preparazione all’esame. Ho frequentato all’inizio in presenza solo qualche lezione di Storia della politica internazionale, ma poi la pandemia ha bloccato tutto ed io potevo seguire le lezioni registrate online. E’ stata così, rispetto a quanto fatto con la prima laurea, un’esperienza diversa che ha visto in primis l’utilizzo della tecnologia online, sia per quanto riguarda le lezioni che gli esami, tranne due, gli ultimi, per i quali sono tornata in presenza».
È stato difficile confrontarsi con i compagni più giovani?
«Assolutamente no. Io adoro stare con i giovani e, sia nel lavoro che nello studio, li trovo assolutamente pieni di energia e di voglia di fare (almeno quelli che ho conosciuto io e per questo forse sono stata molto fortunata). Rappresentano il futuro e credo che su di essi vada investito, come sistema Paese, per trattenerli e incentivare la loro voglia di fare impresa e lavoro. In particolare ho incontrato già al primo anno Guido, Jacopo e Lorenzo, tre ragazzi brillanti e veramente smart, con i quali si è instaurato un proficuo confronto fin da subito».
E la sua tesi?
«Ho presentato una tesi in Scienza politica con il prof Emanuele Castelli, fondamentale per il prezioso supporto. Il lavoro ha approfondito "Il valore sociale delle associazioni di rappresentanza del terziario (commercio turismo e servizi) e le relazioni con il Terzo settore". Partendo dalla riflessione sulla recente e generalizzata crisi ideologica a tutti i livelli e della crisi del senso di appartenenza a qualsivoglia gruppo organizzato, con la tesi ho voluto approfondire il ruolo e le funzioni delle organizzazioni rappresentative di interessi anche in un’ottica sociale cercando di rispondere alle seguenti domande: possono le associazioni di categoria colmare questo vuoto ideologico e di fiducia? In che modo gli interessi privati si integrano con gli interessi pubblici nell’ambito di un territorio? In che modo le associazioni, pur sostenendo gli interessi delle categorie rappresentate, svolgono anche un’importante azione sociale? E’ emerso che esse hanno una forte responsabilità sociale, possono contribuire cioè, attraverso la loro azione di leadership, ad intervenire su temi quali la sostenibilità, lo sviluppo della comunità locale, le relazioni industriali e la rigenerazione di un territorio. Oggi il focus viene sempre più spostato dal government, in base al quale la soddisfazione dell’interesse collettivo risulta competenza esclusiva dello Stato attraverso l’esercizio di funzioni, alla governance che invece considera il trattamento dei problemi collettivi come il risultato dell’interazione tra i diversi soggetti che perseguono i rispettivi obiettivi e si scambiano risorse. Quindi i singoli valori e i singoli obiettivi dei vari attori hanno sia valenza interna che esterna di reciprocità e quindi anche la vision delle associazioni ha un significato e una portata che va al di là degli interessi specifici e, nel medio lungo periodo, garantisce l’interesse generale di un territorio: in questi nuovi contesti avranno un ruolo sempre più significativo le reti associative, fondamentali istituzioni di coordinamento territoriale in cui anche le associazioni di categoria e in particolare quelle del Terziario entrano in gioco con le proprie esperienze e le proprie competenze, per arrivare a quella che Stefano Zamagni chiama un’economia umanizzata fondata sul principio di sussidiarietà sociale, in cui accanto allo Stato, al mercato e al Terzo settore si sviluppino sempre più forme integrate e o ibride, che alcuni studiosi definiscono come Quarto settore».
A chi ha dedicato questa laurea?
«A mia madre, il più grande esempio. Devo a lei l’amore per lo studio, quegli studi che lei non ha potuto realizzare, ma che ha sempre alimentato con l’amore per i libri e la lettura. A mio padre, che invece era commerciante, ho dedicato il mio lavoro in quel settore. Devo a loro l’attenzione al metodo, alla costanza e alle regole. Loro non ci sono più, ma ci sono sempre e comunque».
Che cosa le hanno regalato e come ha festeggiato?
«Fiori e libri. Ho festeggiato con i colleghi di lavoro e con i miei "vecchi" compagni di università, amici da una vita (40 anni). Certo, non erano presenti tutti, perché sparsi in tutto il mondo ma qualcuno si è collegato con video chiamate, anche dall’estero, ed è stato veramente emozionante. E naturalmente ho festeggiato con la mia famiglia».
Un'esperienza che consiglierebbe?
«E’ stata una esperienza bellissima, che mi ha "preso" tantissimo. Io la consiglio perché significa rimettersi in discussione e alla prova, affrontare nuove sfide - conclude Cristina Mazza -. Io credo che di studiare non si debba smettere mai. Oltre al fatto, che l'università mi ha dato tante idee e progetti per il mio lavoro».

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