il caso
In merito alle criticità dell’Istituto carcerario di Parma sollevate nei giorni scorsi, interviene Veronica Valenti, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Parma. La garante parte dal problema del sottorganico del personale che opera nel carcere di via Burla: "Al netto dell’aumento del personale dell’area giuridico-pedagogica - fatto di assoluta importanza -, diversamente da quanto scritto, si registra, purtroppo, ancora la mancanza di alcuni profili professionali all’interno della Polizia penitenziaria in servizio a Parma: risultano ancora scoperti alcuni ruoli, in particolare, il ruolo di ispettori (-39%); di sovrintendenti (-60%); di agenti (-4%)" rileva la Valenti. A fronte di "un aumento a Parms della popolazione detentiva: attualmente, si registra la presenza di 748 persone detenute, a fronte di una capienza di 655 posti. Il chè significa che, anche nell’istituto di Parma, è aumentato l’indice di sovraffollamento, arrivato al 121%". La richiesta della garante è rivolta alla politica ed è di "impegnarsi ad individuare, nell’immediato e in via urgente, misure che siano effettivamente deflattive". C'è infatti, innanzitutto, "il timore di una regressione al periodo in cui la CEDU ha condannato l’Italia per il livello di sovraffollamento medio raggiunto, allora, a livello nazionale (all’epoca del 148%; oggi, del 133 %)". Si avrebbe "a che fare con un fenomeno che incide sui livelli di tensione all’interno del carcere, sull’alto numero dei suicidi in carcere (88 dall’inizio del 2024, di cui 3 a Parma), sul benessere organizzativo del personale, sull’efficacia ed efficienza dell’attività trattamentale e dei servizi di assistenza sanitaria. E ancor più, sulle condizioni della vita detentiva delle persone ristrette, che non riflettono l’immagine della dignità umana".
La Valenti passa poi "alle condizioni di vetustà dell’edificio non posso che condividerne la descrizione. Faccio presente che tali condizioni sono sempre state denunciate e, recentemente, alla luce delle molteplici segnalazioni pervenute, ho richiesto ulteriori delucidazioni alla Direzione penitenziaria, la quale ha riferito di un progetto di sostituzione della caldaia e di interventi di manutenzione provvisoriamente richiesti, quasi quotidianamente". Aspetti "che non sono sufficienti a rispondere alle esigenze minime di vita quotidiana della popolazione detentiva. Urge che l’Amministrazione penitenziaria pervenga, il prima possibile, ad una definizione di questa annosa criticità. In attesa, è stata informata anche la Magistratura di sorveglianza, affinchè possa valutare, laddove ne sussistano i presupposti, i più opportuni rimedi compensativi, a fronte dei reclami inoltrati dalle persone ristrette".
In merito ai percorsi di rinserimento sociale e lavorativo, in questo ultimo anno, "oltre a sensibilizzare la comunità di Parma in merito all’importanza dell’attivazione di tali percorsi, si è creata una giusta sinergia tra le Istituzioni locali, l’Amministrazione penitenziaria, l’imprenditoria sociale (e non) e il mondo del volontariato. Tanto che a Parma è aumentato il numero delle persone detenute semiliberi e in articolo 21 (assegnati al lavoro esterno). Questo significa che la comunità di Parma sta rispondendo. Certo, su questo tema, è necessario implementare il ‘lavoro di squadra’ e si devono fare ulteriori e costanti sforzi affinchè si possano creare ulteriori occasioni di riscatto sociale e abbattere i troppi pregiudizi che ancora resistono nel substrato culturale della nostra società". Con tale obiettivo e tale spirito, è stato sottoscritto un innovativo Protocollo tra Comune, Unione Parmense degli Industriali (Upi) e Amministrazione penitenziaria ed è stato aperto un tavolo interistituzionale, "in cui si sta discutendo, tra l’altro, del progetto della lavanderia industriale, che risale addirittura al 2016".
Infine, conclude la Garante "per gravi errori iniziali nella progettazione tecnica - emersi recentemente, in fase di prima esecuzione -, nonché in ragione di vicende che hanno riguardato un cambio nella direzione dell’impresa sociale che si farà carico della realizzazione di tale progetto, il Comune di Parma, insieme all’Amministrazione penitenziaria locale e alla nuova governance di tale ente del terzo settore, ne stanno ridefinendo le condizioni di realizzazione, al fine di assicurare, comunque, il graduale inserimento lavorativo delle 16 persone ristrette, come preventivato in origine, su cui sarà doveroso operare una rigorosa attività di monitoraggio e fare in modo che ciò concretamente avvenga".
Quanto “all’odiosa questione relativa agli esposti per maltrattamenti ai danni dei ristretti” inoltrati all’Autorità giudiziaria, a cui io, in qualità di Garante, ricorrerei con “troppa disinvoltura”, vorrei evidenziare che è mio dovere, anche in forza di uno specifico protocollo di collaborazione siglato tra l’Ufficio del Garante comunale e la Procura della Repubblica di Parma, inoltrare alla competente Autorità giudiziaria le denunce, che non risultino palesemente inattendibili, e che pervengono al mio Ufficio. Rispetto ad esse, si ricorda che solo la Magistratura inquirente, in via esclusiva, può indagare e verificarne la fondatezza".
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