liberazione
Sono 797 i partigiani caduti durante la Resistenza parmense: per lo più giovani appena maggiorenni, di un’età compresa tra i 19 e i 25 anni.
477 erano i giovani che credevano in un ideale - quello della libertà e della resistenza contro la barbarie nazifascista - e che per quell’ideale hanno donato alle generazioni future ciò che di più prezioso possedevano in quell’Italia del biennio ’43-’45: la vita.
Vite spesso talmente brevi e semplici, da diventare esemplari nel loro slancio al martirio.
Uomini e donne provenienti dai contesti sociali e culturali più disparati, condannati alla pena capitale dal regime, che sigillarono nell’eternità il sacrificio e l’onore di quelle vite vissute, senza mai mancare di rasserenare i propri affetti più cari.
Le ultime lettere dei condannati a morte della Resistenza sono testimonianze toccanti, in quanto luoghi in cui i partigiani spiegavano le proprie scelte, rassicuravano le famiglie e affidavano ai posteri il sogno di un’Italia libera.
Righe talvolta lapidarie, consegnate a sacerdoti, familiari o compagni di lotta, nel disperato tentativo di sfuggire alle strette maglie della censura a cui erano sottoposti i prigionieri, per giungere ai tanto amati destinatari.
In occasione del 25 aprile, riportiamo alcune lettere scritte da giovani partigiani parmensi condannati a morte durante Resistenza parmense, per custodire e tramandare conservare la loro immortale memoria storica.
Giordano Cavestro (1925-1944)
Nasce a Parma da famiglia antifascista, dopo l’8 settembre aderisce al distaccamento Griffith della 12ª brigata Garibaldi "Fermo Ognibene". Il 14 aprile 1944 il distaccamento viene neutralizzato da un reparto nazifascista e 54 partigiani vengono catturati, tra cui Cavestro. Una manifestazione popolare riesce inizialmente a sospendere la condanna a morte ma il 4 maggio viene fucilato a Bardi, insieme ad altri quattro compagni.
«Cari compagni;
ora tocca a noi, andiamo a raggiungere gli altri gloriosi camerati, caduti per la gloria e la salvezza dell'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca.
Io muoio ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande, bella.
Siamo alla fine di tutti i mali, questi ultimi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime che sia possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone, le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata, ma sono sicuro che serviremo da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà».
Vito (Vladimiro) Salmi (1924-1944)
Nasce a Monteveglio (BO) e nel febbraio 1944 entra nella 142° Brigata d'Assalto Garibaldi. Ad aprile viene catturato dai tedeschi, insieme a tutto il Distaccamento Griffith, nei pressi di Montagnana (Calestano) e condannato a morte nei carceri di Parma. Inizialmente graziato e trattenuto come ostaggio, il 4 maggio 1944 viene fucilato a Bardi assieme ad altri quattro partigiani (tra cui Giordano Cavestro) in rappresaglia all'uccisione di quattro militi fascisti.
«Carissime sorelle e zii,
ricevete gli ultimi e infiniti bacioni. Non piangete per me che vado a stare bene. Solamente ricordatemi sempre, il più grande bacione a Romano e cognato.
Ho fatto tutto di mia spontanea volontà e perciò non dovete piangere, un grande bacione alla nonna, fate il più possibile che non sappia niente e per lutto portate un garofano rosso.
Ancora pochi minuti e poi è tutto finito.
W la libertà!
Vito (detto Vladimiro)».
Ferdinando Rivara (1926-1945)
Contadino di Colorno (Parma), entra nelle fila della 78ª Brigata Garibaldi SAP (Squadra di azione patriottica). Catturato dalle Brigate Nere a casa propria, in seguito ad una delazione, viene incarcerato a Parma e poi fucilato a Soragna, nella notte tra il 17 e il 18 marzo 1945, insieme ad altri compagni della SAP. La fucilazione avviene per rappresaglia all’uccisione di due militi della Brigata Nera di Parma, avvenuta il 14 marzo precedente.
«Cara mamma e babbo adorati vi scrivo queste due righe con mano tremante per farvi sapere che ho poche ore di vita, sono innocente e rassegnato mi sacrifico contento dal cielo vi benedico vi ricordo e sempre vi amo vi abbraccio con tenerezza e vi bacio tutti.
Mamma da un bacio a Rosa per me e non disperatevi.
Muoio volentieri perché sono certo che sarò vendicato. Innocente
vi bacio con affetto
vostro figlio
Nando Rivara».
Erasmo Venusti (Firpo) (1922-1944)
Originario di Calestano (Parma), entra nella 12ª Brigata Garibaldi. Ad aprile 1944 il distaccamento viene accerchiato a sorpresa da alcuni reparti tedeschi e da un plotone di militi della GNR alla Casa del Corno. Viene catturato insieme ad altri cinquantatré compagni e inizialmente trattenuto come ostaggio. Viene fucilato il 4 maggio 1944 nei pressi di Bardi con Raimondo Pelinghelli, Vito Salmi, Nello Venturini e Giordano Cavestro.
«Cara mamma,
in questo momento penso a tutto quello che tu mi dissi,
mamma questa cosa tu non hai colpa muoio ma tu non
devi pensare che io ti odi no questo era il mio pensiero di
fare nascere una Italia libera. Sono orgoglioso di morire
per la mia idea ora mi uccidono ma sono innocente.
Vi abbraccio e vi bacio tutti vostro figlio
Erasmo Venusti»
Le lettere e i dati provengono da:
- Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana (https://www.ultimelettere.it/ultimelettere/ulcitazioni.php?modo=come&lingua=it), INSMLI, visitata martedì 25 marzo 2014.
- Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Parma. (n.d.). Lettere dei condannati a morte. Storia Digitale. https://www.istitutostoricoparma.it/storia-digitale/lettere-dei-condannati-a-morte
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