×
×
☰ MENU

UNIVERSITA' DI PARMA

Marta Cartabia inaugura l'anno accademico in Aula magna: "La Costituzione è nata per unire"

Evento a Parma

Cartabia

11 Marzo 2026, 12:09

Si è svolta questa mattina nell’Aula Magna dell’Università la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico. La prolusione è affidata quest’anno a Marta Cartabia, presidente emerita della Corte costituzionale e professoressa di diritto costituzionale alla Bocconi di Milano. 

Il discorso di Cartabia

«Guardare alla storia dell’origine della Repubblica italiana oggi non è solo un esercizio di memoria o un ripasso di storia ma è tornare a guardare al patrimonio di conquiste di civiltà che ci sono state consegnate». Così oggi Marta Cartabia, docente di Diritto costituzionale all’Università Bocconi di Milano, Presidente emerita della Corte costituzionale e già Ministra della Giustizia, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Parma.

In un’Aula Magna gremita la giurista ha tenuto la prolusione Nata per unire, con riferimento al titolo del libro di Enzo Cheli sulla Costituzione, in una cerimonia aperta dalla studentessa iraniana Samira Karami come portatrice della mazza rettorale e dal coro universitario Ildebrando Pizzetti diretto da Ilaria Poldi

Nella sua prolusione, partita con il voto alle donne nel 1946, la prof.ssa Cartabia ha ricordato il senso dell’unità e i valori che ispirarono i lavori dell’Assemblea Costituente ottant’anni fa, in una situazione che poteva essere fortemente divisiva. «Il voto finale in Assemblea sul testo conclusivo vide 453 voti favorevoli su 515 votanti. Un consenso amplissimo, sicuramente non legato al fatto che il testo fosse perfetto, perché tanti sono gli aspetti che avrebbero potuto essere rifiniti. Ma prevalse la capacità di soffermarsi sui punti che univano rispetto a quelli che dividevano. Nata per unire: nata da una capacità di unità, nata per dare al popolo italiano una solida base unitaria su cui svolgere la propria attività politica».

La prof.ssa Cartabia ha più volte sottolineato la modernità della Carta costituzionale scaturita da quell’Assemblea, nel suo prevedere numerose garanzie e nel suo ribadire i limiti al potere. «Basta leggere il primo articolo della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”». E ancora: «Nella democrazia costituzionale non esistono poteri assoluti, nemmeno quelli esercitati in nome del popolo, nemmeno quelli di derivazione democratica. C’è qualcosa che contiene anche l’esercizio del potere democraticamente conquistato ed è il rispetto delle forme della democrazia ma soprattutto il suo mantenersi nei limiti della Costituzione. Ciò significa che anche il potere democraticamente eletto deve comunque attenersi a certi contenuti, a certi principi, a certe procedure che sono quelle che sono state concordate nel livello costituzionale».

Infine un richiamo alla necessità di fare propri quei valori, di riappropriarsene: «Quelle conquiste non sono destinate al declino ma siamo su un crinale, siamo a un bivio: o esse con tutto il loro significato storico vengono “riconquistate” dalle nuove generazioni, dove le nuove generazioni non sono solo i nostri studenti ma anche chi oggi ha responsabilità, o altrimenti non possono procedere per inerzia». Occorre dunque «riappropriarsene, e questo è un compito che chiama in causa ciascuno di noi, tutta la Repubblica. Repubblica è un nome collettivo, composto da tutti i nomi delle istituzioni ma anche dalle formazioni sociali su cui tanto la nostra Costituzione insiste e dal nome di ciascuno di noi cittadini e cittadine italiane».

 

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI