processo
La Procura di Parma ha chiesto la condanna di Chiara Petrolini a 26 anni di reclusione, ritenendo la 22enne responsabile di tutti i reati contestati: i due omicidi premeditati dei due figli neonati ed altrettante soppressioni di cadavere. Così ha concluso il procuratore Alfonso D’Avino, che ha condotto l’accusa insieme alla pm Francesca Arienti. Per la Procura Petrolini è meritevole delle attenuanti generiche, per la giovane età e l’immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti
D’Avino si è soffermato ad elencare i motivi per cui, secondo i pm, l’imputata non possa beneficiare di un giudizio di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti. Il procuratore ha sottolineato «la gravità intrinseca del fatto», poi «l'assoluta mancanza di difesa» dei bambini uccisi, quindi «l'aver maturato una decisione e averla portata a compimento nell’arco di svariati mesi», inoltre «la consapevolezza di come sarebbe andata a finire, nel secondo episodio, copia conforme del primo». E ancora: «L'aver avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti, a partire dai genitori e il fidanzato, l’aver avuto la forza di andare in giardino a seppellire i figli, la spregiudicatezza dimostrata nell’interfacciarsi con l’autorità giudiziaria e con gli amici». Infine, «la condotta dopo il delitto», quando Chiara andò in giro per bar e pizzerie, e dall’estetista
Legale dell'ex di Chiara: "E' qui per dare voce ai due bambini"
«Per la prima volta in questo procedimento, nelle parole del pm, ho sentito richiamare i nomi di questi bambini, Domenico Matteo e Angelo Federico. Ci sono due vere vittime, che hanno bisogno di riconoscimento. Che sono state disconosciute fin dall’inizio da chi avrebbe dovuto proteggerle, e invece le ha accantonate. Dare un’identità a questi bambini passa anche attraverso questa costituzione di parte civile». Lo ha detto, nella sua arringa l’avvocato Monica Moschioni, che rappresenta l’ex fidanzato di Chiara Petrolini, Samuel Granelli, padre dei due bambini partoriti e sepolti dalla giovane imputata a Parma, oltre che il padre, Cristian Granelli.
La volontà di Samuel, ha aggiunto l’avvocato, è «dare una voce a questi bambini». «A Samuel è stata tranciata in origine la possibilità di dire la sua. Questo non glielo restituirà nessuno ed è ovvio che questo gli ha generato una profonda sofferenza psicologica. Si è sentito in colpa per non aver avuto la possibilità di fare qualcosa».
Chiara: "Non sono un'assassina"
«Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini». Lo ha detto Chiara Petrolini, nelle dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di assise di Parma che la sta processando per l’omicidio premeditato e la soppressione dei cadaveri dei suoi due figli neonati, partoriti a maggio 2023 e agosto 2024. Con voce monocorde e una sola breve interruzione, l’imputata ha parlato per circa sette minuti, leggendo un foglio. «Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro».
«Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con la famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata». Ha aggiunto Chiara Petrolini. «Ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta - ha detto ancora - ma perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile. Non ho mai fatto un test di gravidanza, non sono mai stata sicura di esserlo. C'erano momenti in cui ci pensavo di più, come quando facevo la doccia e vedevo questa pancia di cui nessuno si accorgeva. Allora facevo le ricerche, ma non ho mai messo in atto niente, non so perché lo facevo, ero stanca e confusa. Non pensavo di essere incinta, nella mia testa dicevo che era impossibile, altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti. Per quello mettevo in atto comportamenti come fumare o bere. Non ho mai avuto una nausea, mai presi farmaci per anticipare il parto, mai sono stata preoccupata di partorire in aereo», ha detto la ragazza che dopo il secondo parto, agosto 2024, partì per una vacanza negli Usa con la famiglia.
«Del primo parto non ricordo quasi niente, in quel periodo il mio problema principale era la nonna che non stava bene. Ho sentito mal di schiena e mal di pancia, mi sono alzata dal letto, mi è venuto da spingere, ho trovato questo bimbo tra le mani. Mi sono accorta che non respirava e ho fatto quel che sentivo di dovere fare, seppellirlo. Penso di non aver capito cosa è successo, di iniziare a comprenderlo solo ora». E’ il racconto di Chiara.
La seconda volta, ad agosto 2024, «non pensavo - ha detto la 22enne di Traversetolo - di stare partorendo, per quello sono uscita, se avessi programmato tutto sarei stata a casa. Quando sono tornata a casa sono andata a letto e avevo mal di pancia, pensavo di aver il ciclo. Mi sono alzata, ho sentito di dover spingere, mi sono trovata tra le mani questa creatura, la prima cosa che ho pensato è di tagliare il cordone. Poi non ricordo cosa è successo, mi sono appoggiata al letto, sono svenuta».
Poi quando si svegliò vide «che il bambino non respirava più e ho fatto la prima cosa che ho pensato, seppellirlo. Non ho pensato che lì c'era anche l’altro bambino, in quel momento non mi è venuto in mente».
«Anche se non mi aspettavo queste due gravidanze, io sapevo che avrei tenuto i bambini e li avrei voluti crescere. Quello che ho fatto dopo è stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare, che oggi sto iniziando a riconoscere, ma in quel momento per me è stata la scelta più giusta da fare: tenerli vicino a me, per non allontanarmi più da loro». Così ha concluso le sue brevi dichiarazioni spontanee Chiara Petrolini, prima dell’inizio della requisitoria della Procura.
Dopo il parto «fisicamente stavo bene, dentro ero distrutta. Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo e non vuol dire niente se il giorno dopo sono uscita, sono andata dall'estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male, che non ci sto male per aver perso i miei due bambini. Non importa se il bambino era appena nato, se era una cosa inaspettata, quel bambino era parte di me. E io non gli avrei mai fatto del male». «Il dolore che si prova è una sofferenza difficile da far capire. In molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha mai pensato a quello che si prova quando perdi un bambino. Ogni giorno mi alzo con un vuoto che faccio fatica a colmare, mi immagino se fossi qui, oggi come sarebbe, che mamma sarei, mille domande a cui non potrò mai dare una risposta. Col tempo però si prova ad andare avanti con una ferita che non si è ancora rimarginata e che continua a sanguinare ogni giorno», ha raccontato ancora la 22enne di Traversetolo.
La pm chiama per nome i neonati sepolti: 'sono bimbi reali'
«Siamo qui per la morte di due bambini che non esistono solo sulla carta, sono realmente esistiti. Ecco perché vi mostro l’immagine che abbiamo di Angelo Federico, si trovava in questa posizione». Così la pm Francesca Arienti, che insieme al procuratore Alfonso D’Avino conduce l'accusa per la Procura di Parma nel processo a Chiara Petrolini, iniziando la sua requisitoria e proiettando la foto del neonato morto, disseppellito dal giardino della casa di Traversetolo, ad agosto 2024.
La pm, diversamente dalla giovane che nelle dichiarazioni spontanee appena concluse non lo ha mai fatto, ha chiamato i due bimbi morti con i nomi dati dai genitori, Chiara e l’ex fidanzato, al momento del riconoscimento per il certificato di morte, mesi dopo i fatti: Angelo Federico e Domenico Matteo.
Ricostruendo la vicenda e le indagini, la pm ha detto che in Chiara «emerge la scelta netta di fare della propria gravidanza una cosa propria, di non manifestarla a nessuno e di mantenere stile di vita incompatibile e dannoso per il nascituro. Inoltre è emersa la tendenza sistematica e pervasiva a mentire» da parte della giovane.
Da parte di Chiara Petrolini «c'è stata una scelta consapevole e deliberata di nascondere la gravidanza, di mantenere uno stile di vita incompatibile con una sana crescita intrauterina del feto, con fumo di sigarette, assunzione di bevande alcoliche e a travaglio avviato, con rottura delle acque, di bevande superalcoliche e marijuana». Ha proseguito la Arienti. Parlando della morte del neonato partorito e sepolto ad agosto 2024: evento «previsto e voluto» dalla giovane imputata.
«C'è stata poi la volontà di non sottoporsi ad accertamenti medici e di farlo anche in presenza dell’avvio del travaglio. Di aver omesso ogni doveroso accertamento ginecologico e ostetrico, di essersi privata di qualsiasi assistenza, nel tentativo di accelerare l’avvio del travaglio per una vacanza negli Usa», ha aggiunto.
«Non abbiamo la telecamere che ci mostrano che si schiacciava la pancia», «ma abbiamo l’elemento certo che Chiara lo ha cercato nel suo telefono: come partorire prima, schiacciarsi la pancia» e altre ricerche simili. «Le ricerche ci sono, esistono, non si possono ritenere fatte a caso», ha ribadito. Sempre rispetto alle ricerche sul cellulare, «non ne abbiamo mai trovata una in positivo, per il benessere di questo bambino. Sempre ricerche di morte».
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