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MEDICINA

La malattia di Neipperg: un caso clinico di attualità

Team capitanato dal prof Maggio. Studio della «moderna medicina geriatrica» pubblicato sul prestigioso «Journal of the American Geriatrics Society»

La malattia di Neipperg: un caso clinico di attualità

Da sinistra: Zucchini, Maggio, l'editor di Jags Ouslander e Salvi al Congresso europeo di Geriatria a Valencia nel settembre 2024.

di Filippo Marazzini

17 Luglio 2025, 20:11

Studiare un caso clinico del passato per comprendere meglio quelli del presente: è questo lo scopo principale dell’articolo “Lezioni da un caso clinico geriatrico paradigmatico del XIX secolo: un ponte ideale verso la moderna medicina geriatrica”, pubblicato sul prestigioso “Journal of the American Geriatrics Society”. L’articolo è stato redatto dalla dottoressa Arianna Arisi, dal dottor Marco Salvi e da un team multidisciplinare composto da geriatri, cardiologi, patologi, farmacologi, botanici e storici, guidati dal professor Marcello Maggio, direttore della Clinica Geriatrica dell’Ospedale Maggiore e professore ordinario di Medicina interna del nostro Ateneo. Il lungo lavoro di ricerca frutto della collaborazione fra l’Università di Parma, quella di Catania, il museo Glauco Lombardi ed altre istituzioni della città, ha permesso un’interessante integrazione dell’indagine storica con quella medico-scientifica. Fra gli autori della pubblicazione sono infatti presenti Francesca Sandrini, direttrice del Museo Glauco Lombardi, docenti dell’Ateneo parmense fra cui Domenico Corradi, ordinario di Anatomia patologica, Giampaolo Niccoli, ordinario in Malattie dell'Apparato cardiovascolare, Renato Bruni, docente di Biologia farmaceutica e direttore dell’Orto Botanico di Parma e Elena Frasca, ricercatrice in Storia moderna dell’Università di Catania.

È stata riportata l’attenzione su un caso clinico che riscosse un enorme clamore ed attenzione alla fine degli anni ‘20 dell’Ottocento, ovvero quello relativo al conte Adam Albrecht von Neipperg (1775-1829), marito morganatico della duchessa Maria Luigia d’Asburgo, deceduto dopo lunga sofferenza senza che i medici che lo ebbero in cura, fra i luminari dell’epoca, riuscissero ad accordarsi circa la diagnosi. Gli autori, rianalizzando la documentazione d’archivio, sono giunti, a quasi duecento anni di distanza, ad individuare quella che fu la probabile causa di morte del generale. Confrontando quanto descritto nel diario clinico di uno dei medici che ebbero in cura Neipperg, il parmigiano Giacomo Tommasini, con le strategie messe in campo dai geriatri di oggi, hanno rinvenuto straordinarie anticipazioni. Per comprendere meglio la loro indagine, occorre ricostruire per sommi capi il caso.

Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre del 1828, mentre rientrava in Italia da un viaggio a Vienna, il conte accusava una crisi respiratoria, caratterizzata da respiro affannoso. Facendo sosta al Castello di Agliè, nei pressi di Torino, fu valutato da uno dei medici di fiducia del re Carlo Felice di Savoia, Francesco Rossi, chirurgo e membro dell’Accademia delle Scienze di Torino. Rossi, senza l’uso del fonendoscopio ma solo dall’osservazione dei segni e dei sintomi presentati dal paziente, giunse, dopo diverse supposizioni, a formulare la diagnosi corretta: malattia irreversibile del cuore. Inizialmente restio a far rientrare il conte a Parma, Rossi ne autorizzò la partenza (anche assecondando la richiesta della duchessa Maria Luigia) perché “il paziente desiderava solo partire, altrimenti sarebbe caduto in una profonda malinconia, i cui effetti nocivi sarebbero stati molto più gravi di quelli che avrebbero potuto derivare dal viaggio”. Neipperg arrivò a Parma in condizioni critiche e, fino alla morte, avvenuta il 29 febbraio 1829, fu seguito con costante e quotidiana cura dal dottor Giacomo Tommasini che redasse un puntuale diario clinico ora conservato presso la Biblioteca Palatina di Parma.

L’autopsia che fu poi eseguita evidenziò un “cuore alquanto più grosso del normale” e una patologia degenerativa a livello valvolare, confermando così la diagnosi di Francesco Rossi, ossia che il conte fosse affetto da un problema cardiaco. Dall’analisi poi di tutto quanto descritto nell’esame autoptico, gli autori sono arrivati a formulare un’ipotesi sulla causa di morte del generale: broncopolmonite bilaterale in un paziente con malattia degenerativa del cuore e della valvola aortica.

«Grazie alla collaborazione con l’Archivio Storico Comunale di Parma - affermano gli autori - si è potuto stabilire che nell’anno in cui il conte morì all’età di 53 anni, l'età mediana a Parma era di 49 anni. Pertanto Neipperg può essere considerato un paziente anziano e il suo caso indagato, appunto, come geriatrico». Caso che diventa esemplare per vari motivi. Innanzitutto, perché al capezzale di Neipperg si incontrarono e scontrarono due tipi di approccio medico: da una parte quello basato su principi filosofici di una medicina tradizionale, dall’altro quello che stava nascendo basato sull’evidenza scientifica. Due specialisti, incarnarono questi due differenti approcci. Da un lato Giacomo Tommasini, che formulò una diagnosi sbagliata, ossia che si trattasse di una malattia infiammatoria basandosi sui principi dogmatici e aprioristici della teoria vitalistica di un medico inglese, John Brown, introdotta in Italia da un altro medico parmigiano, Giovanni Rasori. Dall’altro lato invece troviamo il medico piemontese Francesco Rossi che, unico tra i colleghi, formulò le sue ipotesi basandosi sull'osservazione dei segni e dei sintomi del paziente, ossia sulla semeiotica che all'epoca, in Italia, era ancora agli albori. «Rossi - puntualizzano gli autori - arrivò a capire la causa delle manifestazioni cliniche sulla base di quanto osservava nel malato, non partendo dalla teoria come invece fece Tommasini. In poche parole, applicò quella che sarebbe poi stata categorizzata come Evidence Based Medicine (EBM) che è il principio fondamentale della medicina moderna basata appunto sull’evidenza, ma allora in fase embrionale».


Grazie alla valutazione dei geriatri del gruppo di Marcello Maggio, è stato inoltre possibile evidenziare come nel diario clinico di Tommasini siano già presenti i principi delle 5 M, ossia del metodo alla base della geriatria moderna, che fornisce le principali competenze per un’assistenza completa del paziente anziano. Il medico è infatti chiamato ad agire comprendendo che nel paziente anziano spesso convivono varie patologie, anche croniche, che interagiscono tra loro e non sono avulse dal contesto socio-relazionale in cui lo stesso vive (Multicomplexity). Queste vanno affrontate simultaneamente, migliorando al massimo l’appropriatezza delle prescrizioni (Medications). Lo stato cognitivo e di attenzione del paziente anziano risentono altresì delle patologie da cui è affetto, motivo per cui l’anziano tende per questo ad essere più confuso e depresso (Mind), con una capacità motoria frequentemente ridotta ed un aumentato rischio di caduta (Mobility). Risulta essenziale infine andare incontro alle preferenze dell’ammalato e della sua famiglia, per quanto riguarda l’individuazione del luogo di cura più funzionale ai suoi bisogni (Matters Most). Tommasini, consapevole almeno in parte di essere di fronte ad un quadro clinico complesso, somministrò vari farmaci a base di erbe, minerali e sostanze naturali (Medications), registrò nel suo diario i cambiamenti nel posizionamento del paziente (Mobility) e le alterazioni dello stato di coscienza, come agitazione, disorientamento e sonnolenza nella fase finale (Mind); infine prestò grande attenzione ai desideri di Maria Luigia, che era molto preoccupata per la salute del marito (Multicomplexity). «L’approccio di Tommasini - riassumono quindi gli autori - può essere considerato pionieristico nell'anticipare i principi alla base della valutazione multidisciplinare e multidimensionale geriatrica, necessari nella medicina moderna per affrontare la richiesta di assistenza dei pazienti anziani».

Il caso Neipperg è infine molto interessante anche dal punto di vista dei farmaci utilizzati. Infatti, anche questo aspetto si colloca tra due epoche: una antica che si affida a materie prime vegetali non caratterizzate e una moderna che utilizza composti singoli e purificati.

La scelta di Neipperg non è stata casuale: «Innanzitutto - racconta Maggio - è un personaggio storico rilevante per Parma e presenta delle caratteristiche cliniche attestate da varie fonti sia scritte (i diari clinici e le lettere tradotte dal francese e l’esame autoptico) che iconografiche. Per esempio, nella maschera mortuaria per il calco del volto e della mano sinistra del conte, conservate nel Museo della Rocca Sanvitale del Comune di Fontanellato, è possibile tuttora notare dettagli importanti. Sul viso si leggono chiaramente i segni della malnutrizione (tecnicamente nota come cachessia) che caratterizza le fasi avanzate di varie patologie come lo scompenso cardiaco di cui Neipperg era affetto e la mano gonfia mostra un edema dovuto ai problemi cardiaci e ad una diminuzione delle proteine che normalmente contrastano lo stravaso di liquidi, secondaria al deficit nutrizionale».

Questa indagine, che unisce competenze storiche, mediche e botaniche, che ha portato in passato un altro team di medici europei ad analizzare le patologie neurodegenerative (demenza di Alzheimer) del filosofo Immanuel Kant, presenta spunti davvero suggestivi: «È effettivamente un filone di studio molto interessante - conclude Maggio - e non escludiamo in futuro di occuparci, in articoli con la medesima impostazione, di altri parmigiani celebri».
Se lo augura lo stesso Joseph Ouslander, direttore del “Journal of the American Geriatrics Society” che ha elogiato il contributo (“this is a wonderful article”), sottolineandone l’interesse e la pregevolezza, anche sotto il profilo storico, incoraggiando la realizzazione di ricerche simili.

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