SALUTE
Scriveva Einstein: «Chi non riesce più a provare meraviglia, è già morto». Per dire che la meraviglia, e la curiosità che ne è presupposto e corollario, sono un motore potente per la ricerca, scientifica e non solo.
Cosa suscita meraviglia?
«Non tutto ciò che è nuovo e sorprendente. Almeno tre fattori la rendono un'esperienza straordinaria. Anzitutto l'inaspettato, qualcosa che rompe schemi abituali, che ci costringe a riconsiderare le nostre certezze. Pensiamo al trucco dell'illusionista o alla bellezza dell'arte, della musica e della natura che generano meraviglia attraverso armonie perfette e giochi di forme, colori, note e parole che colpiscono i nostri sensi in modo imprevedibile. Secondo: l'immensità, la percezione di qualcosa di immensamente grande (o immensamente piccolo) nel tempo e nello spazio. L'universo con le sue galassie lontane, ma anche il quark, l'infinitamente piccolo. Terzo: la complessità. Un sistema incredibilmente dettagliato e strutturato, come il cervello umano o l'architettura di un alveare, sfida la nostra capacità di comprensione e ci spinge ad investigare».
Quali meccanismi fisiologici innesca la meraviglia?
«Quando ci meravigliamo, il nostro sistema limbico emozionale delle gratificazioni e delle motivazioni si attiva rilasciando dopamina. Una reazione che spinge ad esplorare, fare domande, cercare risposte, alimentare la conoscenza, quella innata epistemofilia che ha consentito agli uomini delle caverne di diventare sapiens-sapiens, di adattarsi all'ambiente e di sopravvivere. Studi recenti mostrano che la meraviglia non è solo un'esperienza soggettiva ma ha effetti sul benessere e riduce lo stress».
Cosa dice la scienza moderna della meraviglia?
«Che non è solo un'emozione passeggera. Grazie alle tecniche di neuroimaging, la neuroscienza ha scoperto che la meraviglia attiva la corteccia prefrontale e il sistema della ricompensa, aree coinvolte nel pensiero critico e nella motivazione. Questo suggerisce che l'uomo è “programmato” per cercare esperienze meravigliose. Studi psicologici dimostrano che le persone che sperimentano spesso la meraviglia tendono ad avere una visione del mondo più aperta, empatica e resiliente, sono meno individualiste e più consapevoli di appartenere a qualcosa di più grande. Infine, i ricercatori di biologia evolutiva ipotizzano che la capacità di provare meraviglia abbia offerto vantaggi per l'adattamento e la sopravvivenza. Le tribù preistoriche più curiose avevano maggiori possibilità di scoprire nuove risorse e sviluppare strumenti innovativi».
Sperimentare la meraviglia ci può cambiare in modo permanente?
«Sì, in molti modi. La meraviglia è un potente catalizzatore dell'apprendimento: quando siamo stupiti e affascinati la mente si apre all'assimilazione di nuove informazioni. Migliora anche la nostra memoria, perché gli eventi che ci sorprendono ed emozionano tendono ad essere ricordati più a lungo. Aumenta la concentrazione perché l'attenzione si focalizza esclusivamente sull'evento “meraviglioso”, acuendo la capacità di apprendere senza distrazioni. Stimola la creatività, perché spinge ad esplorare nuove connessioni e possibilità favorendo il pensiero divergente, la flessibilità mentale, la capacità di individuare e risolvere i problemi in modi innovativi. Motiva alla scoperta, perché spinge a ricercare nuove conoscenze rendendo l'apprendimento gratificante: per questo le lezioni più efficaci sono quelle che sanno suscitare meraviglia negli studenti».
Possiamo coltivare la capacità di meravigliarci?
«Sebbene la meraviglia sia spesso associata all'infanzia, non è un'emozione destinata a svanire con l'età. Al contrario, può e deve essere coltivata con alcune strategie. In primis, esplorare nuovi orizzonti: un viaggio, una lettura, uno spettacolo, un concerto, un'esperienza inedita mantengono viva la curiosità e ci espongono a stimoli capaci di sorprenderci. Osservare con attenzione: anche le cose più comuni possono destare meraviglia se viste da una prospettiva diversa e allenarsi a notare i dettagli e fare domande è un ottimo esercizio. Poi, sperimentare la natura, una delle fonti più potenti di meraviglia e rigenerazione mentale. Infine, circondarsi di persone curiose, perché la meraviglia è contagiosa. Condividere scoperte ed esperienze con chi ha una mente aperta e desiderosa di sapere è stimolante. In un'epoca dominata da abitudine e ripetitività, riscoprire la meraviglia significa mantenere viva la capacità di guardare il mondo con occhi sempre nuovi».

Gianfranco Marchesi
Neurologo, psichiatra e fisiatra.
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