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Azzeriamo tutto e ripartiamo su un altro piano. O pianeta

Azzeriamo tutto e ripartiamo su un altro piano. O pianeta

di Mauro Coruzzi

05 Marzo 2021, 08:59

Il passo più lungo della gamba: mi viene in mente una retorica banalità, ma se era negli intenti di Amadeus, pur nobili, di rinnovare e “ricominciare”, non solo il salto nel futuro non è arrivato, anzi, tanto alte le aspettative quanto le medesime si sono sgonfiate sera dopo sera e il “minestrone” non è poi risultato così rivoluzionario, anzi l’indugio col non sapere bene che strada prendere ha fatto smarrire la via e l’obbiettivo. 


La questione è che non è stato sufficiente rinnovare il “parco artisti”, in buona parte senza storia e alcuni con un futuro probabilmente aleatorio, ma la struttura rimane sempre quella tradizionale, molti ospiti, (utili a chi?) numeri di raccordo stile café chantant, e vien da sé che se questi son tempi di mode che s’inseguono una all’altra, vien da pensare che tanta roba, troppa, prima o poi risulti non così attraente. Portare i ragazzi da social davanti alla tv generalista è stato un azzardo che non solo non è riuscito, anzi, le abitudini acquisite (piattaforme, digitali, miriade di canali a tema) non si sono impressionate davanti al Festivalone, e, sul fronte opposto, i programmi tradizionali (l’esempio di mercoledì sera, con «Chi l’ha visto?» che ha fatto suoi soliti numeri, è lampante) non sono stati erosi dalla frenesia di guardare Sanremo. Calo considerevole di ascolti e interesse relativo, frutto di questi tempi dove imperano i social e la comunicazione a distanza (oltre alla didattica e alla relativa interazione) regnano come mai prima (e poi vai a vedere i numeri sono risicati ma, come dire, questa è la novella monarchia cui assoggettarsi). 


C’è bisogno di una rivoluzione più radicale, meglio spazzar via i protocolli di ieri o non contaminarli affatto con un presente così claudicante, azzeriamo tutto e ripartiamo su un altro piano o su un altro pianeta, quando sarà possibile. Vien da pensare che le titubanze di Amadeus («senza pubblico in teatro è meglio non fare il Festival») erano più che fondate, ma è chiaro ora che quella miscela di ciò che abbiamo visto era pensata per una “reazione” col un pubblico presente in sala, come se il brusio, gli applausi, le risate fossero e sono un propellente fortissimo, ma non si poteva certo pensare che a sparire non fosse solo il pubblico del teatro (imbucati, parenti di, stelle della tv da prima fila a sgomitare per un’inquadratura, ma meglio loro dei palloncini) ma anche quello a casa che, “divanato” a modo suo, ha anche scelto come e con chi fare serata, magari a favore di una maratona con la serialità da Netflix o con una partita di calcio da abbonamento o noleggi... O facciamo un innovativo Festival, dopo Ibrahimovic; con protagonisti i calciatori?
 

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